giovedì 26 novembre 2009

E la morale? Se ne parla, se ne parla soltato !


" Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. "
Per molti questo pensiero di Immanuel Kant, uno dei più grandi filosofi dell'era moderna, non nasconde segreti e sembra quasi un’idea scontata da condividere e sapere che c’è,che chi l’ha teorizzata aveva un grande senso morale e del rispetto ed era un grande pensatore e, dunque, al di sopra degli uomini cosiddetti comuni.
Eppure se ognuno di noi si fermasse a meditare a lungo su queste parole, nella loro assoluta semplicità scoprirebbe che, non sono affatto scontate, sono immense.
E credo che in ogni epoca passata l’uomo si sia sempre posto l’interrogativo della legge morale. Come in Platone, ad esempio.
Platone, nei suoi dialoghi, racconta sempre una storia critica come storia critica del presente. Il passato della Repubblica può servire da punto di riferimento critico perché siamo noi a farlo, con il nostro pensiero. Egli tramanda il passato ripetendolo mnemonicamente, in un mondo, per questo, destinato alla ripetizione; il filosofo, di contro, riporta in vita il passato ripensandolo, e dunque lo fa vivere in un mondo che può cambiare. Possiamo cambiare non perché "abbiamo" un futuro che ancora non c'è, ma se e perché possediamo criticamente il nostro passato.
Rapportando queste considerazioni al nostro presente potremmo mai affermare di possedere criticamente le radici del nostro passato?
Vi chiederete, ora, dove io voglia andare a parare…cosa voglio esprimere.
Se oggi una parte del nostro popolo non crede più in una sinistra pluralista, democratica, di lotta ma anche capace di governare è perché si è sentito “tradito” da chi aveva il dovere morale di portare avanti le idee e la grandiosità di un progetto pensato, secondo me, tenendo ben presente la massima kantiana.
"Qualcuno era comunista perchè Berlinguer era una brava persona.."cantava Giorgio Gaber...
"Un uomodella classe operaia e del popolo. L'uomo del nuovo socialismo e della lotta per la pace.Una grande forza politica e morale della democrazia italiana.
Un uomo giusto."L'Unita', 1984
Ma perchè non si è stati in grado di ereditare il rigore morale e la serietà politica di un uomo così?
Un politico da sempre vicino alla questione femminile;attento ai temi dell'ecologia;
un no-global ante-litteram: "Se noi volgiamo lo sguardo alla storia di questo secolo - che conclude il secondo millennio della forma di incivilimento cui apparteniamo - scorgiamo straordinari progressi nella coscienza dei popoli e delle persone umane che li compongono.
Vi è stato, innanzitutto, un risveglio da forme di soggezione secolare, di esclusione, di avvilimento della parte più grande del genere umano. Pensiamo a quello che era all'inizio del secolo la condizione dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina ma anche di tanta parte del proletariato e dei lavoratori nell'Europa e nell'America settentrionale, per avere l'idea del rivolgimento radicale che si è venuto attuando. Un rivolgimento peraltro, che non è stato il portato meccanico delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Queste trasformazioni hanno generato condizioni nuove, ma vi sono state guerre, ci sono volute rivoluzioni, lotte, sofferenze e sacrifici inauditi per arrivare là dove siamo arrivati.
Il processo di liberazione dei popoli si è fondato sopra il risveglio delle coscienze individuali di centinaia di milioni, di miliardi di uomini.
La partecipazione alla lotta non solo accende gli animi, ma li dispone alla conoscenza, rendendoli protagonisti attivi di un processo di mutazione. Non per caso la volontà dei conservatori e dei reazionari di ogni latitudine e di ogni stampo, è innanzitutto quella di tenere, o di rendere, passivi e conformisti le donne e gli uomini, ma innanzitutto le giovani generazioni."
Non proprio moltissimo tempo fa. Fassino sostenne “ Noi siamo gli eredi di Berlinguer”
Ma è proprio così? Ne era sicuro Fassino quando pronunciava, secondo me, con eccessiva leggerezza, quelle parole.
Cosa gli direbbe oggi Berlinguer a sentirlo? E cosa direbbe della situazione attuale della classe politica e dei partiti e, soprattutto delle condizioni della sinistra?
«I partiti non fanno più politica», diceva Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni d'Italia».
"I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa:sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss (...)""I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le istituzioni a partire dal governo, gli enti locali, gli enti di previdenza, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali.Per esempio oggi c'è il pericolo che [...] il Corriere della Sera cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine.(28 luglio 1981)
SEMBRANO PAROLE SCRITTE OGGI !!!! Per Dio … mi viene da pensare
Ma oggi la classe dirigente e non solo quella politica ma tutti coloro i quali girano intorno alla gestione della cosa pubblica ibridata dal privato, a cominciare dalle banche, danno davvero l’impressione di possedere un alto tasso di moralità e di rispetto verso il popolo che nella nostra legge fondamentale è denominato POPOLO SOVRANO?
Il senso di responsabilità sociale del politico come del banchiere e di qualsiasi altro dirigente , non è soltanto un generico richiamo all'etica, alla trasparenza e alla correttezza nelle scelte gestionali. È consapevolezza dell'esistenza degli "interessi generali" coinvolti dall'agire come conseguenza delle scelte , ed è quindi correlata responsabilità.
"Noi siamo convinti che il mondo,anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato,e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità.La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita."
Come dice Amartya Sen, "Se è vero che gli individui in realtà, perseguono incessantemente e senza compromessi solo il loro ristretto interesse personale, allora la ricerca della giustizia verrà intralciata a ogni passo dall'opposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da perdere dal cambiamento proposto.
Se invece gli individui, come persone sociali, hanno valori e obiettivi di più vasta portata, che includono la comprensione per gli altri e un impegno verso norme etiche, allora la promozione della giustizia sociale non dovrà necessariamente fronteggiare un'incessante opposizione a ogni cambiamento."(...)

mercoledì 25 novembre 2009

Chiediamo venia



Non si riesce a commentare manco se accendi un cero alla Madonna delle grazie Tecnologiche.
Così scrivo il mio pensiero come fosse un post. :


I collaboratori possono rispondermi attraverso il "modifica post".... ai lettori dico che mi dispiace per l'inconveniente. Lorenzo sta provando a risolvere, da parte mia ho scritto ai "custodi" del server blogger chiedendo loro una copia del backup. Spero mi rispondano, altrimenti faremo in modo di risistemarlo da soli come prima, salvando post e commenti e configurando il templade com'era.
Grazie.


Francesca

martedì 24 novembre 2009

Lavori in corso

E' successo qualcosa al codice HTML, si deve essere cancellata qualche stringa o il codice di qualche widget.
Ho provato a cambiare i modelli ma nulla, non si vedevano i commenti e non si poteva metterne.
Ora ho riscritto parte del codice, ho trovato come rscrivere il codice e l'ho ripristinato.
Il modello fa schifo lo so ma ci sono di nuovo i link per i commenti e tutto il resto.
Ora è solo una questione estetica, il resto funziona

Lorenzo

Teorema "va la, va la, va la"

Fantasia




Rotondi contro la pausa pranzo: fa male
al lavoro, alla produzione e alla famiglia

«La buvette? La chiuderei. In Parlamento si lavora tantissimo»
Pdci: ma Rotondi ha mai lavorato? Bonanni: dia lui l'esempio



ROMA (23 novembre) - «La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia»: lo ha detto oggi Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, intervistato da Klaus Davi su YouTube. Per Rotondi, la pausa dedicata al pranzo coincide proprio con le «ore più produttive. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi. In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz'ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti che nel numero di pause nel corso dell'intera settimana. Negli ultimi due anni, infatti, si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania».

Pagliarini (Pdci): ma Rotondi ha mai lavorato? «Ma Rotondi ha mai lavorato? - attacca Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci - A furia di frequentare gli amici degli imprenditori anche Rotondi adesso ragiona come loro. Il Pdl ha così poca considerazione dei lavoratori che tutto ciò che è un loro diritto diventa un fastidio. Rotondi capisca che chi blocca l'Italia è il suo governo e non la pausa pranzo dei lavoratori».

Bonanni (Cisl): Rotondi dia il buon esempio. «La pausa pranzo dove, nei cantieri edili? Nei campi? I lavoratori quando pranzano, lo fanno in maniera molto frugale, quasi sempre un panino o qualcosa del genere - dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - Se Rotondi vuole dare il buon esempio, lo dico con simpatia, non vada più alla buvette e i lavoratori italiani ne seguiranno l'esempio. Il paragone con gli altri Paesi è fuorviante, qui in Italia non ci sono le mense. Non ci sono a scuola, non ci sono nel pubblico impiego. E dove ci sono hanno un massimo di 800 calorie, quindi decisamente leggere. Infine, io negli Stati Uniti ci sono stato più volte e ho sempre visto i lavoratori usufruire della pausa pranzo».

Angeletti (Uil): Rotondi vada in fabbrica, la pausa è necessaria. «Se il ministro Rotondi avesse lavorato in ufficio o in fabbrica saprebbe che la pausa pranzo è ineliminabile dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - La gente non può lavorare per otto ore senza interruzioni, la pausa pranzo si fa dappertutto. Non se ne può fare a meno. In Italia ci sono 17 milioni di lavoratori dipendenti che non si auto-organizzano il lavoro: se a nessuno, imprese e lavoratori, non è venuto in mente di abolirla, una ragione ci sarà. Se Rotondi avesse lavorato in fabbrica o in ufficio non avrebbe avuto questa idea».

Rotondi: non ho proposto l'abolizione della pausa pranzo. «Non ho fatto nessuna proposta di abolire la pausa pranzo - replica Rotondi - Ho solo detto a un giornalista che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei Deputati, perchè quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile».

«Caro Bonanni, io non vado alla buvette». «Non vado alla Buvette, non pranzo da anni, ma non mi sogno di entrare in conflitto coi legittimi diritti dei lavoratori. Certo, se fosse possibile rinunziare alla pausa pranzo e uscire un'ora prima se ne avvantaggerebbero la produttività e la famiglia del lavoratore».

«L'ideale sarebbe che un lavoratore potesse scegliere se fare o no la pausa pranzo» ha detto Rotondi nel pomeriggio, sottolineando, dopo le critiche ricevute: «Conosco lo Statuto dei lavoratori e mi guardo bene dal proporre una cosa che non è nei miei poteri di proporre. In generale, comunque, sarebbe più comodo per molti lavoratori saltare la pausa pranzo e uscire un'ora prima. Ma credo sia una cosa non realizzabile perché ci sarebbero difficoltà di controllo. Trovo molto sciocca questa polemica, che dall'opposizione si vuol montare su quello che è al massimo un consiglio dietetico».

«La buvette? Meglio chiuderla, fa ingrassare e costa troppo». Rotondi propone anche di chiudere la buvette perché «costa troppo e fa ingrassare i parlamentari. Sarebbe interessante capire perché gravi in modo così pesante sul bilancio della Camera. Si parla di 5 milioni di euro. Demagogia a parte, penso che non sia economico e che se ne potrebbe fare a meno. I parlamentari mangiano troppo, ingrassano e questo non è sano. Non è una questione brunettiana, ma di condizione fisica, visto che ne guadagnerebbero in salute. Lo consiglio a tutti».

«In Parlamento non si lavora poco, si lavora tantissimo». «Non è vero che i parlamentari non lavorino - dice Rotondi - Anzi, lavorano tantissimo. Svolgono un'attività un po' particolare che non comprende solo il voto in Aula, ma tanti altri compiti come relazioni politiche e rapporti col territorio. Si tratta di un mestiere disordinato e impegnativo, che qualche volta comporta anche frustrazione, perché non si riesce sempre a fare tutto quello che ci si propone. I tempi della politica sono lunghi. Quando si arriva in Aula, si pensa di cambiare l'Italia, ma, dopo tre mesi di votazioni e di insulti ricevuti dagli elettori, si comincia un po' a disaffezionarsi. I parlamentari non sono dei privilegiati: questo è un luogo comune che ha fatto molto male alla politica e alle istituzioni».
Messaggero

Non si parla mai di lui, quindi voleva un pò di visibilità mediatica

Pentimento

LA POLEMICA

"Il Giornale", "Libero" e "La Padania":
un triplo attacco contro Fini

I tre quotidiani di centrodestra lanciano dure critiche
al presidente della Camera

Gianfranco Fini (Ansa)
Gianfranco Fini (Ansa)

ROMA - È ancora tensione tra Gianfranco Fini e i giornali del centrodestra. E stavolta le critiche al presidente della Camera arrivano contemporaneamente da tre quotidiani: "Il Giornale", "Libero" e "La Padania". Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri ricorda lo "sdoganamento" che Berlusconi fece dell'allora leader del Msi: «Sedici anni dopo il "camerata" Fini è Presidente della Camera», conclude l’articolo. Di spalla un altro intervento: «Ma adesso la destra si sente tradita».

IMMIGRATI - Anche "Libero" dedica una pagina al Presidente della Camera. Al centro una foto d'archivio, un giovane Fini con la fiamma del Movimento sociale alle spalle. Il giornale di Maurizio Belpietro raccoglie 14 dichiarazioni del Presidente della Camera, pronunciate fra il 1987 e il 1993. Tutte dedicate all’immigrazione, con un titolo eloquente: «Il curriculum anti immigrati di Fini». "La Padania", infine. L’articolo parte in prima pagina, il titolo gioca con le parole: «Clandestini e afFini verso il naufragio - Dalla destra verso l'ignoto, la lunga "nuotata" del sub Fini». «Ancora ignoto il punto nel quale riemergerà, probabile però che sia oltre i confini dell’attuale centrodestra», scrive il quotidiano del Carroccio.


24 novembre 2009

Corriere della Sera

lunedì 23 novembre 2009

I letterati




Recensione di "Un inverno italiano"

L’inverno scorso è stato caratterizzato da notizie che hanno raggelato il sangue degli italiani.
Un inverno che considerati i sexy scandali di questa estate, sembra non essere mai trascorso; mi riferisco ai casi delle escort a palazzo Grazioli, e alla testimonianza di Patrizia D’Addario e molto altro ancora. Saverio Lodato e Andrea Camilleri analizzano i fatti più assurdi che hanno disgustato gli italiani dal novembre 2008 al maggio 2009 e racchiusi nel libro “Un inverno italiano” (Chiarelettere edizioni).
In una postazione d’eccezione, un ristorante virtuale nonché particolare, il papà di Montalbano cerca di “servire sul piatto” pietanze che a causa della loro natura indigesta non riescono proprio ad essere trangugiate. Grazie agli ingredienti meticolosi scelti da Camilleri e Lodato certe anacronistiche vicende saranno cucinate appuntino e annaffiate da un vino raziocinante che sembra ormai essersi dileguato in questa Italia di inizio millennio. Dal caso Englaro all’omofobia vaticana, dalla crisi finanziaria all’elezione di Obama, dal terremoto dell’Abruzzo all’indignazione di Veronica Lario per il caso “papi”. In questo libro si ripercorre la storia di un paese ormai in via di disfacimento.
La rabbia e lo sdegno dei due autori trova ragion d’essere se si analizzano i fatti di cronaca e di politica che questo paese sembra ormai aver assorbito in maniera passiva. Grazie all’ironia sottile di Camilleri e alla vena, giustamente, polemica di Lodato questo libro rende giustizia al torpore morale che affligge da anni il popolo italiano.
Come scrive Andrea Camilleri: “Gli americani hanno avuto molto coraggio a eleggere Obama e il loro coraggio comincia a essere ampiamente ripagato.
Noi invece abbiamo supinamente rieletto Berlusconi e stiamo ricevendo, per ciò, quello che merita la nostra ignavia”.
Il menù servito dai nostri gastronomi intellettuali si potrebbe concludere con la nuova canzone del maestro Franco Battiato “Inneres Auge” pubblicata proprio in questi giorni.In definitiva “Un inverno italiano” è un libro da leggere assolutamente.
Fonte : le recensioni del filosofo impertinente Cristian Porcino




Ciò mi rincuora, finalmente si leva la voce della cultura, Saviano, Camilleri. Lodato... e spero sempre di più fino a formare un coro di urlatori che sveglino questo popolo sopito e indifferente.

Prossimo Governatore Calabria?


Il medico di «mamma Rosa»:
«Mi candido in Calabria»
Il chirurgo Bernardo Misaggi curò la madre del premier: «Io governatore? Ho l’appoggio del Cavaliere»


MILANO — L’idea è venuta a Silvio Ber­lusconi. Il premier ha chiesto a Bernardo Misaggi, 55 anni, calabrese di nascita, pri­mario di chirurgia vertebrale all’istituto Pi­ni di Milano, che ha avuto in cura la madre Rosa, di candidarsi a governatore della Ca­labria. Questa scelta annullerebbe quella di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria, aennino doc, considerato sino a ieri un nome intoccabile nel Pdl tra i tanti candidati alle prossime Regionali.

L’inve­stitura di Misaggi è avvenuta qualche gior­no fa ad Arcore. «Gli ho detto che sarei or­goglioso di servire la mia terra. Tra una bat­tuta sul Milan e sulla sanità, abbiamo avu­to modo di parlare anche di Calabria. E lui mi è sembrato entusiasta di questa mia scelta». L’amicizia tra Berlusconi e Misaggi si raf­forza nel 2004, quando il primario opera la madre del premier al femore. Misaggi ri­corda la telefonata tra sua madre e «mam­ma Rosa» che orgogliosamente parlavano dei rispettivi figli e si erano dati appunta­mento per un incontro che purtroppo non è mai avvenuto. Misaggi è un forzista della prima ora: nel 1993 ha aderito all’area mo­derata e cattolica del partito e si è sempre dato un gran da fare nelle associazioni cala­bresi a Milano. La candidatura del medico «milanese» ha creato allarme e imbarazzo all’interno del Pdl. Maurizio Gasparri, che ha tirato la volata a Scopelliti, ha minacciato di dimet­tersi, mentre il ministro della Difesa Igna­zio La Russa avrebbe fatto pressioni sul pre­mier per allontanare questa ipotesi. In Cala­bria però si è già messo in piedi un comita­to pro Misaggi: ne fanno parte amministra­tori pubblici, associazioni professionali, commercianti, artigiani e associazioni cul­turali. Chiedono al premier di «porre fine alle solite candidature dei cosiddetti 'pro­fessionisti della politica' con risultati nega­tivi e devastanti che sono sotto gli occhi di tutti». L’aspirante governatore ha recepito il messaggio e si è tuffato già in campagna elettorale. Ha abbozzato un programma di lavoro da sottoporre agli elettori. Prima di tutto la legalità. «I candidati alla Regione dovranno avere un alto profilo professiona­le e dovranno essere integerrimi». Spazio alle idee, poi. Misaggi parla di una Calabria «sprofondata in una emergen­za sociale disastrosa» Da buon medico compila la ricetta per venirne fuori e snoc­ciola alcune proposte: «Una reale politica del turismo, riuscendo a coniugare due esi­genze importanti, lo sviluppo e le risorse naturali. Ma per risollevarsi dal degrado bi­sogna coinvolgere tutti i calabresi». Per questo Misaggi si affida allo slogan che ha portato fortuna a Obama, «yes we can».

Michele Focarete Carlo Macrì
23 novembre 2009

Decide sempre lui sono tutte persone che girano intorno alla sua:
  1. Azienda
  2. Famiglia
  3. Squadra di Calcio
  4. Posso dire che sono tutti suoi dipendenti!!!
  5. Io non mi sento tale Francy pensi che riesca ad essere eletto?

Saviano

Appello sulla giustizia: "Ecco perché non possiamo tacere"

Saviano scrive al Ministro Sandro Bondi



Caro ministro Sandro Bondi, la ringrazio per la sua lettera e per l'attenzione data al mio lavoro: ho apprezzato il suo tono rispettoso e dialogante non scontato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e attitudine al dialogo le voglio rispondere. Come credo sappia, ho spesso ribadito che certe questioni non possono né devono essere considerate appannaggio di una parte politica. Ho anche sempre inteso la mia battaglia come qualcosa di diverso da una certa idea di militanza che si riconosce integralmente in uno schieramento.

Ho sempre creduto che debbano appartenere a tutti i principi che anche lei nomina - la libertà, la giustizia, la dignità dell'uomo e io aggiungo anche il diritto alla felicità in qualsiasi tipo di società si trovi a vivere. E per questo ho sempre odiato la prevaricazione del potere, che esso assuma la forma di un sistema totalitario di qualsiasi colore, o, come ho potuto sperimentare sin da adolescente, sotto la forma del sistema camorristico.

Anch'io auspico che in Italia possa tornare un clima più civile e ho più volte teso la mano oltre gli steccati politici perché sono convinto che una divisione da contrada per cui reciprocamente ci si denigra e delegittima a blocchi, sia qualcosa che faccia male.
Eppure oggi il clima in questo paese è di tensione perché ognuno sa che, a seconda della posizione che intende assumere nei confronti del governo, potrà vedere la propria vita diffamata, potrà vedere ogni tipo di denigrazione avvenire nei confronti dei propri cari, potrà vedere ostacolate le proprie possibilità lavorative.

Qualche giorno fa la Germania mi ha onorato del premio Scholl, alla memoria dei due studenti dell'organizzazione cristiana Rosa Bianca, fratello e sorella, giustiziati dai nazisti con la decapitazione per la loro opposizione pacifica, per aver solo scritto dei volantini e aver invitato i tedeschi a non farsi imbavagliare.

Tutte le persone che ho incontrato lì alla premiazione, all'Università di Monaco, erano preoccupate per quanto accade oggi in Italia nel campo della libertà di stampa e del diritto. Non era un premio di pericolosi sovversivi o di chissà quali cospiratori anti-italiani. Tutt'altro. Raccoglieva cristiani tedeschi bavaresi che commemorano i loro martiri. Tutti seriamente preoccupati quello che sta accadendo in Italia e tutti pronti a chiedermi come faccio a tenere alla libertà d'espressione eppure a continuare a lavorare in Italia.
Non è un buon segnale e, in quanto scrittore non posso che raccogliere l'imbarazzo di essere accolto come una sorta di intellettuale di un paese dove la libertà d'espressione subisce un'eccezione. Il programma da lei apprezzato ha mostrato, in prima serata, il terrore causato dal regime comunista russo, e persecuzioni castriste agli scrittori cubani e l'inferno nell'Iran di Ahmedinejad.

Tutto andato in onda in una trasmissione come "Che tempo che fa", su una rete come RaiTre, così spesso tacciata di essere faziosa, ideologizzata, asservita alla sinistra che persino un boss come Sandokan si compiaceva di chiamarla "Telekabul". Questo a dimostrare, Ministro, quanto siano spesso pretestuose e false le accuse che vengono fatte contro chi invece si prefigge il compito di raccontare per bisogno - o dovere - di verità.

Però sono altrettanto convinto che a volte, proprio per semplice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente. La paura che questa legge possa colpire il paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica, in me è assolutamente reale e per niente pretestuosa.
In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter approfondire cosa significhi, tradotto nel funzionamento di uno stato democratico, il concetto di giustizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legalità, ma che ciò che più lo sostiene e lo rende funzionante è la salvaguardia del diritto e dello stato di diritto.

Ho deciso di pubblicare quell'appello perché la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante - non il primo, ma quello che ritengo essere finora il più incisivo - ai danni di un bene fondamentale per tutti i cittadini italiani, di destra o di sinistra, come ho scritto e come credo veramente. E le assicuro che lo rifarei domani, senza timore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le conseguenze.
Non vi è nulla in quel gesto che non corrisponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Le mie posizioni sono queste e del resto non potrei comportarmi diversamente. Ciò che mi spinge a raccontare, in prima serata, dei truci omicidi di due giovani donne, la cui colpa era stata unicamente l'aver manifestato in piazza, in maniera pacifica.

Ciò che mi spinge a raccontare dei crimini del comunismo in Russia e dei soprusi delle multinazionali in Africa non è un "farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura" bensì un altro demone. Quello che ha lo scopo di raccontare le verità o almeno provarci. Un'informazione scomoda per chi la da e per chi l'ascolta, la osserva, la legge. In Italia la deriva che lo stato di diritto sta prendendo è pericolosa perché ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità. È per questo che agisco in questo modo, perché è l'unico modo che conosco per essere scrittore, è questo l'unico modo che conosco di essere uomo.
La saluto con cordialità

© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency



23 novembre 2009

domenica 22 novembre 2009

l'Appello


Appello di LIBERA: No alla vendita dei beni confiscati


Appello di Libera:
No alla vendita dei beni confiscati

di Giuseppe Giulietti

Potranno i mafiosi, magari attraverso un presta nome, riacquistare i beni che poliziotti e magistrati erano riusciti a sequestrare e a restituire all'uso pubblico?

Sì, potranno farlo se e quando la camera dei deputati, con la centesima votazione di fiducia, darà il via libera alla finanziaria che, incredibilmente, contiene una norma che prevede la possibilità di mettere all'asta i beni e i terreni sequestrati a mafiosi e camorristi.

Non occorre essere un esperto del ramo per comprendere come e in quali condizioni potrebbero svolgersi tali aste in territori letteralmente dominati dalle organizzazioni criminali e dai loro protettori nelle istituzioni. Non a caso la legge fortemente voluta da Pio La Torre, il dirigente comunista ammazzato dai mafiosi, disponeva non solo il sequestro, ma anche la possibilità di assegnare i beni alle cooperative giovanili, a quelle associazioni che si battono per la legalità, a quanti non si sono mai arresi di fronte alle minacce e alle intimidazioni; in questo modo le terre di "cosa nostra" sono tornate ad essere "cosa nostra", cioè un bene pubblico da amare, da proteggere, da coltivare, da far fruttare, nel senso pieno del termine.

Le ragazze e i ragazzi di Libera, l'associazione presieduta da don Luigi Ciotti, ha inviato a tutti i blog e a tutti i siti una lettera appello che non solo pubblichiamo volentieri, ma ci permettiamo di chiedere a tutti di farla girare e di raccogliere firme.

Probabilmente i promotori della giornata del 5 dicembre ci hanno già pensato, ma sarebbe "cosa buona e giusta" invitare uno di questi ragazzi a leggere l'appello dal palco, per quanto ci riguarda, come Articolo 21, anche in quella occasione organizzeremo dei tavoli per la raccolta di firme.

Giuseppe Giulietti

L'appello di Libera

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all'unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l'azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S'introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un'Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

FIRMA L'APPELLO

(20 novembre 2009)

Quando la chiesa fa politica



ASSISI - "La politica depoga le armi": l'appello, rivolto dalla Cei a maggioranza e opposizione nelle settimane scorse, viene rilanciato oggi dal seretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. "Lo sottoscrivo pienamente - ha detto da Assisi, rispondendo a una domanda dei giornalisti - e mi sembra che qualche segnale ci sia".

Ma Bertone - giunto nella cittadina umbra in occasione del decennale della riapertura della Basilica, dopo il terremoto del 1997 - ha parlato anche d'altro: dal nuovo caso Fini all'Abruzzo.

L'appello alla politica. "Bisognerebbe - ha spiegato il segretario di Stato con una battuta - che riprendessimo le teoria dell'insiemistica che ci insegnavano a scuola". Poi, parlando seriamente, ha osservato che "la ricostruzione di un tessuto della convivenza pacifica" è "un problema che riguarda tutti, anche i media". "Perché uniti - ha aggiunto - possiamo affrontare i gravi problemi socio-politici sul tappeto". Primo fra tutti, la crisi, la povertà, che richiedono da tutti "un impeto di solidarietà, di intelligenza creativa".

Il caso Fini. "Io le parolacce non le dico": così Bertone si è smarcato dalle domande dei giornalisti che gli chiedevano un commento sulle scintille scoppiate tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e la Lega, sul tema dell'immigrazione.

L'Abruzzo. Le parole del rappresentante del Vaticano, sotto forma di esortazione, sono suonate come una critica: "In Abruzzo ci sono state tante promesse, in occasione del G8 e anche di tanti incontri che abbiamo avuto in Vaticano. Bisogna che le promesse diventino realtà e non solo parole".
(22 novembre 2009) Tutti gli articoli di politica

Ho messo in rosso le parole che io ritengo chiave quando si dice che la chiesa fa politica.
E' un esempio lampante di ingerenza nella politica italiana, specialmente quel "... possiamo....
significa NOI E VOI.

Ma nessun intellettuale o libero giornalista ( pochi) se ne accorge???


Lorenzo

sabato 21 novembre 2009

Coraggio


Il presidente della Camera incontrando un gruppo di ragazzi di origine straniera

Fini ai ragazzi: «È uno stronzo
chi dice che gli stranieri sono diversi »

Ma scatta la polemica politica. Il ministro Calderoli (Lega) replica: «È stronzo anche chi li illude»

ROMA - «Chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo...». Secco il giudizio del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, riferito a chi sostiene che le persone che vengono da altri Paesi siano diverse. Fini, incontrando un gruppo di ragazzi di origine straniera tra gli 8 e i 19 anni al centro «Semina», che ospita l'associazione «Nessun luogo è lontano», si è rivolto ai giovani chiedendogli se qualcuno gli fa pesare il fatto di non essere italiani: «C'è qualche stronzo che dice qualche parola di troppo? - ha detto - Se qualcuno pensa che siete diversi, qualche parolaccia se la merita. Voi la pensate e io la dico».

Calderoli mentre canta il «Va Pensiero», aprendo i lavori del «Parlamento del Nord» nel 2008 in una saletta di Villa Bonin a Vicenza (Ansa)

Calderoli mentre canta il «Va Pensiero», aprendo i lavori del «Parlamento del Nord» nel 2008 in una saletta di Villa Bonin a Vicenza (Ansa)

LA REPLICA DI CALDEROLI - Ma al presidente della Camera replica immediatamente il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, interpellato dall'Ansa: «Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi dice che lo straniero è diverso. Ma è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati». «È infatti una stronzata, per usare il linguaggio di Fini - spiega Calderoli -, illudere gli extracomunitari che il nostro è il Paese di "Bengodi" e che c'è lavoro per tutti, visto che il lavoro manca in primo luogo ai nostri cittadini. Fare questo è pura demagogia e allora si spalancano le porte a migliaia di persone destinate a finire nella rete delle illegalità, della criminalità o dello sfruttamento». «E non è dando il voto - aggiunge - che si risolvono i problemi dell' integrazione». «Uguali sì - conclude Calderoli - lo sono tutti gli uomini quando nascono, ma l' integrazione e l' accoglienza prevedono non delle belle frasi ma degli atti concreti e molta intelligenza nel sapere costruire. E, per finire, l'uguaglianza d'origine prevede che ci sia anche un cammino di civiltà condivisa, senza la quale si crea so

MATTEOLI - Ma c'è anche chi come il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli giustifica il linguaggio usato da Fini. «Mi rendo conto che il presidente della Camera di solito è sempre molto moderato, ma ormai alcuni vocaboli, purtroppo, sono entrati nel linguaggio comune, anche in televisione... E poi bisogna capire il contesto... Francamente non mi pare che sia un problema politico» sottolinea Matteoli. Il ministro delle Infrastrutture spiega di aver «parlato con Fini» e offre la sua lettura di prima mano: «Bisogna capire il contesto: Fini parlava in una borgata romana, davanti a molti figli di immigrati». «Mi ha detto -continua Matteoli- di aver chiesto a un certo punto: "C'è qualcuno di voi che viene offeso, che si sente discriminato?". A quel punto un bambino ha risposto: "A me mi chiamano negro". "E tu rispondigli stronzo", è stata la replica di Fini». «Francamente - insiste Matteoli - non mi pare che sia un problema politico».


21 novembre 2009

Corriere della sera

Gli Amici del Presidente del Consiglio Italiano!

21 Novembre 2009
''Chi di noi può giudicare la vita privata degli uomini''

Tarak Ben Ammar:

''Dall'estero attacchi a Berlusconi perché odiano l'Italia''

Roma - (Adnkronos) - Il finanziere franco-tunisino sulle polemiche relative alle vicende personali del premier: ''E' un attacco all'Italia, oggi si tratta di Berlusconi, prima si diceva che Andreotti era mafioso e poi attaccarono Craxi. Non vogliono che l'Italia sia un grande Paese ma vogliono che sia un Paese del Terzo mondo''. E aggiuge: ''Non dovete prendere lezioni di grandezza da altri, siete più grandi di loro''. Stop a mozione Pd sulla vita privata del premier. Su 'Novella 2000' le immagini della show-girl barese senza veli (FOTO). Elio Letizia: ''Isola dei Famosi? Io ci andrei, Noemi non so''

Milano, 21 lug. (Adnkronos) - ''E' un attacco all'Italia, oggi si tratta di Berlusconi, prima si diceva che Andreotti era mafioso e poi attaccarono Craxi. Non avete capito che non vogliono che l'Italia sia un grande Paese ma vogliono che sia un Paese del Terzo mondo. Non leggete i giornali francesi e inglesi che hanno un odio profondo verso l'Italia''. Così Tarak Ben Ammar, finanziere franco-tunisino, presente nei consigli di amministrazione di Telecom Italia e di Mediobanca, commenta le polemiche relative alle vicende personali del premier Silvio Berlusconi.

Per Ben Ammar ''se solo ci fosse un po' di patriottismo sarebbe meglio, vorrei vedere cosa succederebbe se la stampa francese parlasse del suo presidente come fa certa stampa italiana. Credo che non abbiate bisogno di lezioni dagli stranieri per dirvi come vi dovete comportare''. ''Chi di noi può giudicare la vita privata degli uomini. Se si comincia con questo - prosegue Ben Ammar - allora entriamo nelle case di tutti e non credo che tutti siano santi. Mischiare privato con la politica vuole dire non avere argomenti politici. Non ho lezioni da dare a La Repubblica, ma non so se fa bene all'Italia che è un grande Paese civile e per questo io sono qui in Mediobanca e in Telecom''.

Ben Ammar ha ricordato poi che ''Murdock è stato autorizzato a venire in Italia, Sawiris ha comperato Wind. L'Italia è il Paese più aperto, meno razzista e più generoso in Europa. Non dovete prendere lezioni di grandezza da altri, siete più grandi di loro, potete dare voi lezioni a francesi, inglese e tedeschi. Pensate che i francesi avrebbero mai lasciato il controllo della Mediobanca o della Pay-Tv francese ad un gruppo straniero?''. ''La vostra generosità deve indurvi a non ascoltare gli altri, voi avete il diritto di giudicare i vostri politici ma non state a sentire gli stranieri'', ha concluso Tarak Ben Ammar che ha spiegato infine che: ''I giornali si devono vendere e si vendono con le notizie un po' scabrose. E' poi sicuro che queste registrazioni siano vere?''.
Infine, ha nuovamente smentito un suo interessamento per la rete televisiva La7: ''Su La7 ho già fatto tutte le smentite necessarie''.

Fonte IGN http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/?id=3.0.3568936200


Ma chi è Tarak Ben Ammar?

Di Tarak, il Cavaliere si fida ciecamente. Al punto da affidargli la tessitura di rapporti internazionali con paesi come Iran, Iraq, Algeria e in generale il Maghreb dove l’Italia e, in modo particolare l’Eni, sono riusciti a ottenere commesse straordinarie sul fronte petrolifero totalmente precluse ad altri paesi, in modo particolare la Francia.
Che “a differenza dell’Italia – sostiene da sempre Tarak – non ha mai chiesto scusa per il suo passato colonialista mentre io ho convinto Gheddafi che l’Italia faceva sul serio e adesso noi ci siamo, facciamo affari, e gli altri no”.
Pontiere politico, dunque, ma anche ministro degli esteri ombra questo imprenditore italo francese che il Cavaliere conobbe nell’83 a casa Craxi sulle coste tunisine; c’era anche Confalonieri e Tarak portò a cena un sacco di belle figliole diventando eroe della serata.
Oggi, quest’uomo gestisce un patrimonio economico enorme, è proprietario del più grande network televisivo per i paesi islamici (Nessma tv) e siede nel consiglio d’amministrazione di Telecom. Ma anche in quello di Mediobanca. E da quella sedia tiene sotto controllo parecchie cose, principalmente il mondo dell’editoria italiano. Ben Ammar, insomma, incarna uno dei poteri forti di questo paese.
(il Fatto Quotidiano di Sara Nicoli)



Indovinate chi vuole difendere i diritti d'autore su Internet ??? Dubito fortemente che Tarak si preoccupa dei diritti d'autore.
Ma Bossi sa chi effettivamente ha in mano l'economia del Paese?
Si che lo sa, evita di dirlo ai suoi elettori per paura che lo buttino nel Po alla prossima cerimonia per Odino.
Tarak ci consiglia di ignorare i Paesi del Nord e di migliorarci dando più importanza alla maggioranza che ci governa..
Lo dicevo io che l'Iran è il modello politico che piace tanto a Berlusconi!!
Speriamo che Fini resista!
Francesca

venerdì 20 novembre 2009

La sconfitta politica di D'Alema




Si è fatto un gran parlare della candidatura di D'Alema a ministro europeo degli esteri in modo anche patetico. Innanzitutto perchè se ne parlava come se i giochi fossero già fatti, pompato molto anche dai media ( una eventuale sconfitta così sarebbe più in risalto), poi il volto del candidato trasudava di arrivismo mascherato da una finta noncuranza.
Ma quello che voglio mettere in evidenza non sono le nostre reazioni da cortile condominiale, ma quello che è succes
so in Europa in queste ultime 48 ore.
Innanzitutto la mancata elezione è frutto di un rifiuto da parte del PSE, partito socialista europeo.
Alcuni in Italia hanno gridato al tradimento.
Ma quale tradimento???
Forse i politici del PD si sono scordati
che non fanno più parte dell'internazionale socialista??
Che non fanno parte del PSE?
Che non sapevano, e ancora non sanno, dove sedersi in parlamento?
?
Bene, qui ce lo siamo dimenticati in Europa no.
Un'altro fatto è stata la " raccomandazione" di Berlusconi, addirittura la frase " se non lo eleggeranno andrò a Bruxelles e ci penserò io"!!!

Forse non è stato un buon biglietto da visita.
Berlusconi non è ben visto in Europa, molti pensano anche che D'Alema abbia qualche rapporto
" speciale" con il nostro capo del governo, (e chi non
lo pensa?) quindi assolutamente non eleggibile, quindi hanno preferito una perfetta sconosciuta, l'inglese laburista Catherine Ashton.
La maggior pressione per una non elezione di D'Alema è venuta dai socialisti spagnoli, francesi e dei paesi dell'Est.
L'ennesima sconfitta di quello che molti, compreso io, abbiamo definito, a torto, " il più intelligente dei politici".
Chissà gli altri, ma questo non viene pubblicizzato.


LORENZO

Ambrogini

Le scelte nella notte. GRANDE MEDAGLIA D'ORO ALLA MEMORIA A DON CARLO GNOCCHI

Ambrogini a Marina Berlusconi
e all'imam di via Padova: polemiche

La Lega contesta. Onorificenze anche a Dolce e Gabbana e Paolo Maldini. Cittadinanza onoraria a Saviano

Marina Berlusconi
Marina Berlusconi

MILANO - Tra gli Ambrogini d'oro di quest'anno, la cui solenne assegnazione per mano del sindaco Letizia Moratti avverrà il prossimo 7 dicembre, spiccano quelli a Marina Berlusconi, ai direttori di Libero Maurizio Belpietro e de La Stampa Mario Calabresi, al magistrato Stefano Dambruoso e agli stilisti Dolce e Gabbana. Ma anche quello all'imam di via Padova, Mahmud Asfa, Presidente della Casa della cultura islamica (la Lega ha votato contro), quello a Peter Bayuku Konteh, della Sierra Leone, promotore del progetto Microcammino, e quello a Natalina Invernizzi Campi, che gestisce la Cascina Campi. Medaglie d'oro anche all'associazione antimafia «Libera» e al calciatore Paolo Maldini. Un attestato di civica benemerenza (approvato dal solo centrodestra) andrà al «Nucleo tutela trasporto pubblico», i vigili che agiscono sui mezzi pubblici e controllano la presenza di clandestini. All'1.30 di giovedì mattina, dopo una riunione di 12 ore, la Commissione per la concessione delle Civiche Benemerenze ha deciso i nomi che saranno insigniti del riconoscimento nella solenne cerimonia di Sant'Ambrogio. L'annuncio ufficiale è stato dato nel pomeriggio di giovedì dal Presidente della Commissione e del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, che ha precisato che «si tratta di una Grande Medaglia d'Oro alla Memoria, due Medaglie d'Oro alla Memoria, tre Grandi Medaglie d'Oro, 30 Medaglie d'Oro, 40 Attestati di Civica Benemerenza». Nella riunione della commissione comunale per l'assegnazione degli Ambrogini 2009, protrattasi fino a notte fonda, sul nome di Roberto Saviano maggioranza e opposizione hanno subito trovato un'intesa. Di comune accordo, invece di tributargli la Benemerenza Civica, i partiti si sono impegnati a redigere e ad approvare una delibera di iniziativa consiliare per assegnare a Saviano la cittadinanza onoraria.

LA PROTESTA DELLA LEGA - In merito all'assegnazione dell'Ambrogino d'oro all'imam di Via Padova è intervenuto il capodelegazione della Lega Nord in Giunta regionale lombarda, Davide Boni: «Non vorrei che nel caso specifico la scelta fosse stata troppo affrettata, anche perché è ormai ben noto come gli abitanti della zona si lamentino per tutta una serie di problemi legati alla convivenza forzata con la moschea. Peraltro quest'ultima risulta essere affiliata all'Ucoi che, proprio qualche giorno fa, annunciava come se nulla fosse la presenza di liste islamiche alle prossime elezioni amministrative. Quindi, prima di elargire onorificenze di questo tipo, dovremmo avere dei parametri che ci aiutino a capire cosa intende quando definiamo un imam "buono, bravo e moderato", anche perché fino ad oggi gli esempi che vanno in questa direzione purtroppo scarseggiano».

I PREMIATI - Grande Medaglia d'Oro alla Memoria: Don Carlo Gnocchi. Medaglie d'Oro alla Memoria: Camilla Cederna, giornalista; Giovanni Raboni, poeta e scrittore. Le Grandi Medaglie d'Oro sono andate a Ospedale Niguarda Cá Granda, per il 70° della fondazione; Pio Albergo Trivulzio, per il 100° della fondazione; Salesiani di Don Bosco, per il 150° della fondazione. Medaglie d'Oro: Mahmoud Asfa, architetto giordano, Presidente della Casa della cultura islamica; Peter Bayuku Konteh, nato in Sierra Leone, promotore del progetto Microcammino 2000; Marina Berlusconi, imprenditrice, Presidente di Fininvest e Gruppo Mondadori; Maurizio Belpietro, giornalista, direttore del quotidiano Libero; Giuseppe Bergomi, calciatore; Maria Berrini, architetto, Presidente dell'Istituto di ricerche Ambiente Italia; Enrica Bona Orlando Borromeo, Presidente Airc Lombardia; Italo Brambilla, medico cardiopneumologo, primario all'Ospedale Niguarda. Medaglia d'Oro anche ad Ada Burrone, fondatrice e Presidente dell'Associazione Attivecomeprime; Monsignor Franco Buzzi, Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana; Stefano Boeri, architetto e urbanista; Mario Calabresi, giornalista, direttore del quotidiano La Stampa; Nico Colonna, editore, direttore di Smemoranda; Stefano Dambruoso, magistrato; Camillo De Milato, Comandante regionale Esercito Lombardia; Dolce e Gabbana, stilisti; Paolo Giuggioli, Presidente dell'Ordine degli Avvocati; Ilaria Guaraldi Vinassa de Regny, Presidente dell'Associazione didattica museale del Museo di Storia naturale di Milano; Natalina Invernizzi Campi, gestore dell'omonima Cascina; Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie; Paolo Maldini, calciatore; Enrico Molinari, ricercatore, docente, Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia; Luigi Pestalozza, docente e critico musicale; Carlo Petrini, fondatore di Slow Food; Alberto Pilotti, grafico, impegnato nel volontariato sociale; Giovanni Puglisi, Rettore dello Iulm; Davide Rampello, Presidente della Triennale; Andrèe Ruth Shammah, regista teatrale, fondatrice del Franco Parenti; Stella Vecchio, politica, sindacalista; Fabrizio Villani, medico chirurgo.

GLI ALTRI RICONOSCIMENTI - Attestati di Civica Benemerenza: Agedo Associazione di Genitori di omosessuali, Ande Associazione Nazionale Donne Elettrici, Associazione Amici contro la droga onlus, Associazione Amici trapianto epatico onlus, Associazione lombarda Amici di Giovanni Verga e Vizzini, Associazione Calcio Crescenzago, Associazione musicale Il Clavicembalo verde, Associazione Anziani «Il ritrovo 15» Centro socio ricreativo culturale; Associazione Insieme per i bambini; Associazione nazionale Lirica domani; Associazione nazionale Famiglie numerose; Associazione Soccorso violenza sessuale Donna aiuta donna. Attestato anche alla Bottega Bergottini; Bottega Masè; Cav, Centro di aiuto alla vita presso la Mangiagalli; Cfmt-Centro formazione management del terziario; Comitato di quartiere Valsesia; Comitato spontaneo Abruzzi-Piccinni; Commissariato di pubblica sicurezza di via Satta 6; Croce verde Sempione; Discoteca Plastic; Editoriale Secondamano; Fondazione De Marchi contro le leucemie e talassemie; Goa della GdF Gruppo operativo antidroga del Nucleo regionale di Polizia tributaria; Il Bersagliere; La Cordata cooperativa; Laf-Libera associazione forense; Lavoratori della sede Rai di corso Sempione; L'Immagine, associazione di volontariato; Luisa Lupi, speaker dell'aeroporto di Linate, impegnata nel Movimento apostolico ciechi; Museo di San Siro; Nucleo tutela trasporto pubblico; Pelletterie Fontana; Radio Maria; Aldo Rota, storico funzionario del Comune, membro di associazioni combattentistiche e d'Arma; Scuola di danza del Teatro Oscar; Societá edificatrice abitazioni operaie - Seao; Shadow archery team Associazione sportiva dilettantistica di volontariato; Ugei-Unione giovani ebrei d'Italia; Uildm-Unione italiana lotta alla distrofia muscolare.

AL MONUMENTALE - «È stato deciso, inoltre - ha concluso Palmeri - di proporre alla Commissione Famedio l'iscrizione al Cimitero Monumentale per Gian Alessandro Moroni (medico), Ivan Della Mea (scrittore, cantautore dialettale) e Marco Bono (Presidente dell'Associazione MeglioMilano), e di collaborare con la Giunta per intitolare un luogo di Milano a Ettore Sottsass (architetto, designer) e a due servitori dello Stato vittime del terrorismo nel 1976: il vice Questore Vittorio Padovani e il Maresciallo Sergio Bazzega».


19 novembre 2009

Scusate se pubblico la lista Ambrogini di Milano;

è importante per capire