"Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perche' acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell'uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch'abbia paura di morir con NOi!"
Enrico V-William Shakespeare
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martedì 13 ottobre 2009

Aspettando la fumata bianca del PD



di EUGENIO SCALFARI

A ME sembra che Silvio Berlusconi sia sottovalutato dai suoi avversari e mal compreso nella logica con la quale persegue i suoi obiettivi. Vengono messi in risalto i suoi errori, le sue gaffe il suo parlarsi addosso e li si attribuiscono ad un prevalere della sua pancia (per dire dei suoi istinti) su una debole razionalità.

Ebbene non è così. Lo conosco da trent'anni e nei primi dieci ho avuto con lui una frequentazione intensa e alquanto agitata.
Non era ancora un uomo politico ma alla politica era già intimamente legato; sia la fase dell'immobiliarista sia quella successiva dell'impresario televisivo erano intrecciate e condizionate dai suoi rapporti politici. Imparò presto a muoversi come un pesce nell'acqua. Poi l'esperienza politica diretta ha perfezionato un innato talento. Perciò - lo ripeto - non è affatto uno sprovveduto in preda ad istinti irragionevoli, salvo quelli sessisti. In quel campo gli istinti lo dominano e l'hanno spinto a commettere errori inauditi; ma in tutto il resto no.

Conosce il suo carattere e lo usa. Conosce la sua tendenza alla megalomania e all'egolatria e la usa. Usa perfino le sue gaffe. L'insieme di queste movenze costituiscono una miscela formidabile di populismo, demagogismo, culto della personalità. In altri Paesi un decimo se non addirittura un centesimo di ciò che dice e che fa avrebbero provocato la sua messa fuori gioco. In altri Paesi il suo mostruoso conflitto di interessi avrebbe impedito il suo ingresso nell'agone politico; non esiste infatti in nessun Paese del mondo un capo di governo proprietario di metà del sistema mediatico e contemporaneamente possessore dell'altra metà.

Ma in Italia questo è possibile. Attenti però: non è un incidente di percorso. La vocazione degli italiani ad innamorarsi di personaggi come Berlusconi fa parte della storia patria. Per fortuna non è la sola vocazione; convive con caratteristiche differenti e anche opposte. Ma quell'innamoramento verso il demagogo è una costante che spesso è diventata dominante e alla fine ha precipitato il Paese nel peggio. Non è ancora avvenuto, ma siamo già abbastanza avanti nella strada che può portarci ad una catastrofe.


Da questo punto di vista le due sentenze emesse nei giorni scorsi rispettivamente dal Tribunale di Milano sul lodo Mondadori e dalla Corte costituzionale sulla legge Alfano hanno prodotto un'accelerazione che Berlusconi considera provvidenziale per l'attuazione dei suoi piani. L'ira iniziale che l'ha invaso - che viene dalla sua pancia - è stata rapidamente razionalizzata.

L'attacco contro la Corte, contro la magistratura, contro il Csm, contro il Presidente della Repubblica, è proseguito a mente fredda. Non è più ira, è strategia pensata e messa in atto, la spallata finale che dovrà portare l'Italia istituzionale e costituzionale a cambiare volto radicalmente: da repubblica parlamentare a repubblica autoritaria dove tutti gli organi di garanzia siano cancellati o ridotti ad esanimi fantasmi e dove conti soltanto il plebiscito popolare incitato dagli appelli continui alle pulsioni populiste che covano nella pancia di molti. Questo spiega l'allarme esploso nell'opinione pubblica internazionale

.Lo stupore e anche lo sberleffo che nei mesi scorsi si è manifestato sui giornali di tutto l'Occidente al di qua e al di là dell'Atlantico è diventato negli ultimi quattro giorni una preoccupazione generale e l'Italia è diventata il malato di una malattia infettiva.
In altre circostanze questa reazione avrebbe indotto ad un sussulto di prudenza, ma sta invece accadendo l'opposto; il populismo contiene infatti un'abbondante dose di vittimismo che lo rafforza e lo indirizza verso forme di autarchia psicologica delle quali la Lega è da tempo il più esplicito rappresentante e che trovano nel berlusconismo un importante amplificatore.Le due sentenze sono impeccabili dal punto di vista tecnico - giuridico.

Quella del Tribunale civile di Milano non fa che confermare quanto contenuto nella sentenza di condanna di Cesare Previti per corruzione di magistrati e di Berlusconi per la stessa ragione con il reato però caduto in prescrizione. Agli effetti penali ma non civili. La quantificazione del danno è secondaria.
La sentenza della Corte che definisce incostituzionale la legge Alfano ha come caposaldo l'articolo 3 della Costituzione che stabilisce la parità dei cittadini di fronte alla legge. Questo è il punto di fondo; l'altro elemento invalidante, e cioè la necessità di procedere con legge costituzionale anziché con legge ordinaria, è secondario perché deriva necessariamente dal primo elemento.

Chi accusa la Corte di incoerenza sostiene una tesi priva di senso; anche nella sentenza del 2004 sul cosiddetto lodo Schifani la Corte aveva infatti eccepito la violazione dell'articolo 3. E quindi, se l'articolo 3 risulta violato fin dal 2004, ne segue ineccepibilmente che per ristabilire l'equilibrio costituzionale bisogna procedere con legge costituzionale e non con legge ordinaria. Dov'è l'incoerenza? La legge Alfano aveva ripristinato l'adempimento all'articolo 3 o il suo emendamento? No.

È quindi perfettamente coerente che, di fronte ad un nuovo ricorso, la Corte lo giudicasse ammissibile. Gli avvocati del premier che proclamano l'incoerenza mentono sapendo di mentire. E i media che non chiariscono un punto così fondamentale ai loro ascoltatori e lettori, sorvolano anzi tacciono del tutto su un punto di capitale importanza e danno adito ad una macroscopica disinformazione.

E mentre i simpatizzanti del PD aspettano con ansia la proclamazione del capo del partito, il PDL va avanti, insieme alla Lega, a fare le leggi che occorrono loro per restare al Governo vita natural durante. Speriamo che per i nostalgici del vecchio PCI. la fumata sia bianca, non importa se la legge sullo scudo fiscale sta già producendo risvolti catastrofici , (posterò domani sull'argomento), ancor più importante è che la destra abbia sempre campo libero per mettere in atto la fine definitiva della tanto decantata democrazia!!
Francesca

domenica 11 ottobre 2009

Ora basta con le berlusconate



E se smettessimo di parlare di Berlusconi e si esaminassero i problemi seri di questa nazione???
Ovviamente non è un appello rivolto a questo blog, ma a tutta la sinistra.
Io proporrei addirittura di non rispondergli più quando fa attacchi personali, ma solo nel merito della politica, far calare il silenzio sulla persona.
Per tutta l'estate siamo caduti in una sorta di " tranello mediatico", non per colpa nostra certo, ma sta di fatto che abbiamo parlato del clown e non della gente che rideva o piangeva.
I problemi sono sempre lì ad aspettare soluzioni ed è ora che le energie le consumassimo nel fare proposte alternative, senza buffonate tipo governi ombra, magari andandosi però a sedere nel posto dove più compete quando è ora, il parlamento.
Le segreterie dei partiti devono diventare laboratori di iniziative, facendo uscire le idee su tutti i canali disponibili , magari in questo modo il sito del PD potrà parlare di politica.
Impariamo dal blog di Di Pietro, di M.Donadi, anche da quello della CGIL, molto ben fatto e puntuale nell'informazione.
Insomma, un pò di aria fresca, nuova, senza prenderla sempre in prestito da Berlusconi.

Lorenzo

sabato 3 ottobre 2009

Troppo semplicemente democratica!!!



Cara Deborah, apprezzo la tua voglia di credere e di combattere per una Italia migliore e contro le ingiustizie di una classe politica al governo fascista e sfascista.
Ma, te lo dice un iscritto al PCI ( da Lunedì ex) da 31 anni, sei nel partito sbagliato.
Ti stanno usando per tenere buoni " elettori" ( si , ormai semplici elettori) come me che se ne vogliono andare, che non sopportano più gli inciucci di D'Alema e company con la parte più bigotta e sporca della politica italiana, che applaudono i Cuffaro e scherniscono politicamente i Di Pietro.
Si Deborah, i Di Pietro sono tanti fra gli elettori del PD, gente che suda, che non ce la fa ad arrivare a fine mese ma sempre con la tessera del PD in tasca, pronti ad ascoltare un politico dalla nostra parte, e mai avrebbero pensato a comportamenti mafiosi. La gente onesta che paga le tasse avrebbe visto bene un voto contrario e compatto contro lo scudo fiscale.
La gente, come me, che era contenta dell'applauso a Di Pietro, finalmente guarda dalla parte giusta io ho commentato in questo blog!!!! E tanti qui la pensano come me.
Ma il giorno dopo hanno applaudito Casini, che aveva appena attaccato Di Pietro!!!
Che schifo!!!!
Lo sai chi si comporta così? La mafia, che prima ti sorride, poi ti spara e poi ti portano i fiori.
Del resto nell'UDC milita Cuffaro.
Ma io non voglio più essere complice di tutto ciò.
Mi ero ripromesso di aspettare il congresso, ma a quanto pare il congresso è già stato fatto in qualche bar malfamato insieme ai nuovi soci dell'UDC.

Lorenzo