"Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perche' acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell'uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch'abbia paura di morir con NOi!"
Enrico V-William Shakespeare
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martedì 31 maggio 2011

Ora Silvio che fa, minaccia??


Il premier Silvio Berlusconi: abbiamo perso.
Ma ora vi pentirete, pregate Dio
Bondi si dimette, si fa strada l'ipotesi Alfano unico coordinatore Pdl




MILANO (31 maggio 2011) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commenta scuro involto i dati che escono dai ballottaggi delle amministrative, e poi dice: "Ora i milanesi devono pregare il buon Dio che non gli succeda qualcosa di negativo". Mentre si è detto certo che a Napoli, dopo avere eletto Luigi De Magistris, i cittadini "si pentiranno moltissimo". Per quanto riguarda invece il suo governo, il premier ha spiegato: "Ho sentito Bossi, è d'accordo di andare avanti insieme, la maggioranza è compatta". Poi il leader del Pdl ha aggiunto: "Abbiamo perso, è evidente. Non c'è altra strada se non tenere i nervi saldi e andare avanti; la maggioranza è coesa e determinata". Ora continua si acceleri nel fare le riforme a cominciare dal "fisco, dalla giustizia e dal piano per il Sud".

SI CAMBIA NEL PDL - Nel frattempo, dopo il risultato elettorale Sandro Bondi ha deciso di rimettere il suo mandato da coordinatore del Popolo delle libertà: "Da questo momento Berlusconi deve ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito". Queste le parole dell'ex ministro. E nel futuro del partito si fa strada l'ipotesi di Angelino Alfano come coordinatore unico. Queste le parole in proposito di Silvio Berlusconi: "Si tratta di un processo che era già avviato, un lavoro sul Popolo delle Libertà di cui mi occupo direttamente, perché vogliamo rilanciarlo alla grande".

Federico Lupi

Che cos'ha in mente don Silvio ? Sinistre le sue dichiarazioni, il linguaggio è chiaro, o almeno dovrebbe essere chiaro ... o sono io che farnetico? Il troppo entusiasmo fa perdere di vista che urtare la sua suscettibiità lo incattivisce ancora di più, e questa volta il suo nemico numero uno è il popolo. Auguri Italia, Auguri!
Commovente Bondi, lascia l'assoluta e incondizionata libertà al suo boss... ma certo, questo è il "popolo della libertà" e ora fa l'agnello sacrificale, povero cristo in croce, lo faranno santo immediato!

venerdì 6 maggio 2011

Caro Mare



“Le spiagge italiane, saranno nostre”. Renato Papagni, potente presidente dell’Assobalneari (l’associazione dei gestori dei bagni legata a Confindustria) l’aveva giurato oltre un anno fa in un’intervista contenuta in uno speciale di Report: “Diventeremo proprietari delle spiagge per un secolo grazie al diritto di superficie”.

Detto fatto, è esattamente quello che succederà grazie all’articolo 5 del decreto sullo Sviluppo approvato oggi in Consiglio dei ministri. “Per incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano… è introdotto un diritto di superficie avente durata di novanta anni… sulle aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d’uso”.

Con queste righe le nostre spiagge vengono di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo. Poi se ne riparlerà. Uno stratagemma ai limiti dell’incostituzionalità: il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà privata oramai in disuso, mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta perché patrimonio di tutti.

Con questo stratagemma previsto da Tremonti, però, i potenti sindacati dei balneari italiani, terrorizzati dall’applicazione della direttiva europea sulla libera concorrenza, diventeranno i padroni delle nostre spiagge per i prossimi novant’anni, senza pagare nulla.

Eppure questa norma ci costerà caro: l’Italia è infatti sotto procedura di infrazione comunitaria perché non applica la direttiva Bolkestein, ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa. Secondo la direttiva che l’Italia non ha recepito, tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.

Realtà completamente sconosciuta in Italia dove per decenni le concessioni sono state rinnovate automaticamente sempre agli stessi titolari in cambio di canoni ridicoli che accomunano l’Italia dal Nord al Sud: una sorta di Unità balneare a prezzi modici (per i gestori), che fanno incassi record, senza versare nulla allo Stato che è il padrone delle spiagge.

Facendo qualche esempio, a Mondello, la bellissima spiaggia di Palermo, una sola società, l’Immobiliare Italo Belga, controlla quasi tutto l’arenile dal 1911, un secolo esatto: 36mila metri quadri di golfo, sette milioni di euro di incassi e un canone che, nel 2010 era di 45mila euro, senza aver mai partecipato ad un’asta. E di esempi del genere ce ne sono troppi, al limite della legalità (sono molti gli stabilimenti gestiti direttamente dalle mafie).

Qualche esempio europeo?In Spagna, a Formentera, le concessioni vengono rinnovate ogni quattro anni. In Francia, invece, le concessioni per gli stabilimenti balneari vengono concesse per un massimo del 20% della superficie del litorale. Non come in Italia, dove oramai di spiagge pubbliche ce ne sono sempre meno.

Il nuovo provvedimento del Consiglio dei Ministri, che prevede una drastica semplificazione nelle autorizzazioni per realizzare nuovi porti e la creazione di distretti turistico-alberghieri con zone “a burocrazia zero”, piace alle mafie che nell’edilizia hanno i loro principali interessi, piace ai palazzinari perché possono lucrarci a costo zero, piace agli stabilimenti balneari esistenti perché gli permette di ladrare sulle vacanze degli italiani. E a pagare, come al solito, siamo sempre noi cittadini.
Fonte : Qualcosa di Sinistra

martedì 11 maggio 2010

Alta marea

Passerotto, non andare via

di Marco Travaglio

Siccome ultimamente lo vediamo un po’ giù e temiamo, dopo Scajola e Bertolaso, di perdere anche lui, esprimiamo al ministro James Bondi, vilmente colpito nella sua onorabilità dalle solite intercettazioni comuniste, i sensi della nostra più tenera solidarietà. E non crediamo a una parola di quanto pubblicato da certa stampa, che lo accusa di aver affidato i restauri degli Uffizi all’ingegnere siciliano Riccardo Miccichè, socio della Modus Atelier specializzata in “attività di parrucchiere per uomo, donna e bambino” e fratello del direttore tecnico di una società in odor di mafia. Per tre motivi.
Primo: basta guardare il suo capino implume per escludere qualsiasi collusione con coiffeur o sciampiste.
Secondo: notoriamente James Bondi non è mai salito su un aereo, dunque non è mai stato in Sicilia in vita sua (è sempre in attesa del Ponte).
Terzo: il Pallore Gonfiato, per gl’incarichi al ministero dei Beni culturali, si attiene a criteri rigorosamente meritocratici.
Infatti ha messo a guidare i musei italiani Mario Resca, già direttore dei fast food McDonald’s, e a dirigere il Padiglione Italia della Biennale di Venezia il professor Vittorio Sgarbi, già condannato per truffa al ministero dei Beni culturali, quindi un esperto.
Se ora, agli Uffizi, arriva un manager di parrucchieri, non può essere colpa sua.
Ci pare di immaginare la scena: il ministro stava poetando nel suo ufficio, sciogliendo odi in endecasillabi sciolti “A Cicchitto” e inni in rime baciate a “A Silvio” e intanto, profittando della sua distrazione, i soliti furbastri della cricca hanno infilato il nome del coiffeur siculo a sua insaputa.
Del resto, se Scajola può sostenere che Anemone gli ha pagato la casa senza dirgli niente, si può sostenere di tutto. E noi crediamo ciecamente al suo dolente comunicato in dolce stilnovo contro chi “ha lordato la mia onestà, ma avrò tempo per medicare le ferite”.
È un momentaccio, questo sì, per la cantatrice calva del Cavaliere. Il destino cinico e baro o forse un’oscura congiura si sta accanendo contro di lui.
Già il ministro era apparso insolitamente nervoso nel Porta a Porta post-elettorale, quando s’era addirittura alzato in piedi accennando ad arrotolare le maniche della giacca e urlando “adesso gli do uno schiaffo!” all’indirizzo del mite dipietrista Donadi. Forse non aveva gradito la battuta del padrone ingrato che, incontrando il presidente turkmeno, gli aveva proposto un cambio-merce alla pari:
“Noi vi diamo il nostro ministro dei Beni culturali e voi ci date la vostra ministra”.
Poi gli è piovuta sul capino la rivolta degli enti lirici, poi quella dei cineasti, poi la multa per porto abusivo di cane sul Frecciarossa, poi le ironie dell’Espresso sul suo ménage con la nuova fiamma Manuela Repetti (“Bondi & Clyde”), poi le pene d’amore per il doppio divorzio dell’amato da Veronica e da Fini, poi il film della Guzzanti che l’ha indotto a disertare Cannes (non potendola raggiungere in aereo, si era già messo in viaggio con una settimana d’anticipo) con relative ironie del rappresentante francese Lang sullo “strano concetto di libertà del Popolo della Libertà”.
Ora ci si mette pure il Colosseo che, non contento di rovinare la vista dal mezzanino di Scajola, comincia a perdere i pezzi proprio adesso.
Una grandinata di guai che fiaccherebbe Rambo: figurarsi l’omino di burro di Fivizzano, così tremebondo e vaporoso, con quel faccino tutto pallori e rossori che ricorda i sederini dei bimbi negli spot del borotalco e della pasta Fissan.
Lui reagisce come può.
Verga lagrimosi comunicati contro le giornaliste dell’Espresso incapaci di vedere quanto “di bello e di puro” c’è nella sua love story, “la dolcezza di Manuela e la bellezza del nostro rapporto familiare”.
Freme di sdegno contro chi osa ospitare “una pellicola di propaganda che offende la verità e l’intero popolo italiano”. E che doveva fare, Tremebondi: sedersi in prima fila a godersi Draquila? L’avrebbero portato via con l’ambulanza dopo i titoli di testa. Non sia mai. Ci serve vivo e vegeto al ministero.
Passerotto, non andare via

martedì 9 febbraio 2010

Ne usciremo?





di Marco Travaglio


Nel “processo breve” a se stesso celebrato da Enzo De Luca al congresso Idv, mancavano la pubblica accusa e un’informazione decente che conoscesse le carte. C’era solo l’imputato, che infatti si è assolto fra gli applausi, raccontando al popolo dipietrista quel che aveva già fatto credere al suo partito, il Pd. E cioè che è stato rinviato a giudizio due volte per truffa allo Stato, associazione a delinquere, concussione e falso per un’opera buona: aver consentito agli ex lavoratori dell’Ideal Standard di continuare a godere della cassintegrazione.
Naturalmente è una superballa. Quei lavoratori sono disoccupati.

Che cosa è successo davvero? Non si tratta delle accuse di un pm impazzito (Gabriella Nuzzi, cacciata da Salerno dopo aver osato indagare su De Luca e sulla fogna politico-giudiziaria di Catanzaro, vedi caso De Magistris). Si tratta delle ordinanze di rinvio a giudizio firmate da due gup, due giudici terzi. Lo stabilimento altamente produttivo dell’Ideal Standard di Salerno fu chiuso, i dipendenti finirono in mobilità, i suoli industriali che valevano miliardi vennero ceduti a prezzi irrisori a un gruppo di speculatori-immobiliaristi dell’Emilia Romagna (terra cara all’allora ministro dell’Industria, Pier Luigi Bersani). Questi scesero a Salerno, finanziati da banche emiliane e venete e da una finanziaria di San Marino, per realizzare un’operazione irrealizzabile, fittizia – il parco marino Sea Park – e così strappare indebitamente la cassintegrazione e incamerare sontuosi finanziamenti pubblici.

Uno dei beneficiari dell’operazione – come han ricostruito i giudici – fu il costruttore Vincenzo Grieco, amico di De Luca e proprietario dei terreni sulla litoranea orientale, destinata al Sea Park da un’apposita variante urbanistica illegittima che trasformò i suoli da agricoli in turistici. I modenesi della Sea Park avrebbero versato a Grieco fondi neri per 29 miliardi di lire e promesso al comune di Salerno di versarne altri 22 di oneri concessori non dovuti, con garanzia fideiussoria.


I 29 miliardi sarebbero finiti sui conti della famiglia di Grieco e da questo prelevati in contanti per distribuirli un po’ in giro. Il gruppo Sea Park fu poi costretto a sputare altri 6 miliardi extra-bilancio, con assegni bancari girati per l’incasso a un collaboratore di Grieco, che li parcheggiò su un conto Unicredit per essere poi prelevati in contanti o girati su conti della famiglia Grieco. Nonostante il salasso, la Sea Park non riuscì a ottenere la proprietà dei terreni di Grieco, che, oltre a tutti i soldi incamerati, seguita pure a lucrare sull’aumento della rendita fondiaria dei terreni, gentile omaggio della giunta De Luca. Intanto il gruppo emiliano, spolpato dai salernitani, è ridotto sul lastrico. Gli subentra un consorzio di società immobiliari e del ramo rifiuti capitanato da un faccendiere bresciano pregiudicato, Angelo Tiefenthaler.

De Luca appoggia anche lui per un fantomatico programma di “riconversione industriale”, utilissimo per ottenere indebitamente le indennità di mobilità e cassa straordinaria per gli ex lavoratori Ideal Standard. Al posto del parco marino, si dice, nascerà un centro turistico-commerciale e, al posto dell’Ideal Standard, un bell’inceneritore. Invece spunta una centrale termoelettrica, opera della multinazionale svizzera Egl e gemella di quella di Sparanise (raccontata dal Fatto a proposito delle liaisons fra finanza rossa emiliana e clan Cosentino). Per queste vicende la pm Nuzzi aveva chiesto al gip l’arresto di De Luca e al Parlamento l’autorizzazione a usare certe sue intercettazioni indirette. Richieste respinte. Il gip distrusse addirittura le bobine gettandole nell’inceneritore, anziché attendere la decisione della Consulta (che di lì a poco ne decretò la piena utilizzabilità); subito dopo il fratello del gip, Luca Sgroia, diventò segretario dei Ds di Eboli e aprì la campagna elettorale per De Luca sindaco di Salerno. E ora chi ha stomaco forte lo elegga pure governatore della Campania.

Spero che Di Pietro ci riesca in quello che senz'altro è il Suo obiettivo finale.. Gli faccio il mio più sentito "In bocca al lupo".

lunedì 8 febbraio 2010

Genchi e la sua indignazione


La Pandomima :


Rappresentazione scenica muta, affidata esclusivamente all'azione gestuale, talvolta accompagnata da musica o da voci fuori campo ( mimo).
Azione gestuale finalizzata alla comunicazione.
Messinscena per commuovere o ingannare qualcuno.

Nell'aggressione a Berlusconi la rapprensentazione c'era, le voci fuori campo pure, la comunicazione non è mancata, hann detto che voleva "comunicare rassicurazione" ai suoi familiari che stava bene, anche se poi ha detto che gli avevano sfasciato il viso.. quindi non stava bene, o stava bene? Stava bene!!!!!!!
Voleva commuovere e ingannare .. esattamente questo!!
Francesca

martedì 29 dicembre 2009

Spegnete la TV e accendete i cervelli!!


Che l'accaduto fosse stato gonfiato l' avevo capito, cercavo disperatamente una conferma che mi è stata fornita , a Sua insaputa, da Lorenzo sul suo blog "diversamente intelligente", proprio il sangue mi aveva lasciata scettica, un colpo al setto nasale significa emorragia anche senza la presenza di rottura dello stesso , ne ho esperienza personale.
Non mi sono mai pronunciata apertamente sull'accaduto per non creare inutili polemiche , mi preoccupava l'eventuale "vendetta" organizzata ad arte da Mister B.
Certo il lancio della statuetta c'è stato, è innegabile, ma i danni causati erano una bella montatura, esagerati all'ennesima potenza !
Quale propizia occasione per spegnere finalmente le "voci fuori dal coro", infatti l'attacco a Di Pietro , Marco Travaglio e Santoro è stato il primo duro colpo che hanno inflitto ai nomi più noti al grande pubblico che da sempre sono contro questo Governo.
In covalenscneza psichica ci vive l'Italia intera dal 1994, lui sta benissimo insieme alla sua corte dei "miracoli" !!!

giovedì 12 novembre 2009

Candidatura


Cosentino non arretra, vede Berlusconi
e annuncia: «Non mi dimetto»

Il sottosegretario: «Non mi ha chiesto di rinunciare
alla Campania e mi ha detto di tenere duro»


ROMA (12 novembre) - «Io mantengo la
candidatura: l'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto». Così Nicola Cosentino, uscendo da Palazzo Grazioli, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, a proposito della candidatura a governatore della Campania.

E il Cavaliere cosa le ha detto?, è stato domandato all'esponente del Pdl indagato dalla procura di Napoli per collusione con il clan camorristico dei casalesi. «Ha preso atto e comunque non mi ha chiesto un passo indietro».

«Non lascio né il posto di sottosegretario né la candidatura alla Regione Campania. Devo tutto al presidente Berlusconi, come gli devono tutto coloro che ricoprono incarichi più o meno importanti», aveva già detto Cosentino oggi commentando
la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto.

«Ho sentito più volte Silvio Berlusconi - ha aggiunto - mi ha detto di tenere duro: "Stai su col morale, guarda che mi stanno facendo a Palermo e Milano, andiamo avanti". E io vado avanti».

«Cosentino dovrebbe dimettersi. Se non lo fa dimostra di non avere senso delle istituzioni». Lodice il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «Cosentino - ha detto Di Pietro nel corso della trasmissione Anno Zero - sa che nel momento in cui lascia il Parlamento per lui si aprono le porte di Poggioreale».