"Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perche' acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell'uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch'abbia paura di morir con NOi!"
Enrico V-William Shakespeare
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lunedì 1 marzo 2010

Nessun obbligo per i blog





Da La Repubblica una notizia interessante per tutti noi:

Via libera al decreto Romani
"Ma nessun obbligo per i blog"

Il consiglio dei ministri approva la norma che equiparava i video online alle tv tradizionali. "Non sarà applicata a siti internet e giornali online"


ROMA - E' stato approvato oggi in Consiglio dei ministri il cosiddetto "decreto Romani", il controverso testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi. Secondo quanto comunicato dal ministero dello Sviluppo Economico in una nota, la normativa esce depurata da ogni riferimento a blog, giornali online e motori di ricerca. Una revisione che dovrebbe gettare acqua sul fuoco delle polemiche innescate dal provvedimento fin dalla sua prima presentazione.

Il decreto, che nella formulazione iniziale equiparava i siti di video alle emittenti televisive tradizionali, aveva scatenato una vera e propria ribellione in rete. Il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, lo aveva definito "restrittivo e inefficace", ravvisando nelle norme varate dal governo un "filtro generalizzato a internet".

Il provvedimento ha recepito "in parte le indicazioni delle Commissioni Parlamentari", si legge nella nota del ministero. In particolare, "viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista
dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse". Tra queste, il ministero cita espressamente "i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, i giochi online".

(01 marzo 2010)


Lorenzo

giovedì 25 febbraio 2010

Sentenza Google


Ieri tre manager di ‘Google’ sono stati condannati per non aver rimosso un video riguardante dei maltrattamenti inflitti ad un ragazzo affetto da sindrome di Down e pubblicato sulla piattaforma di You Tube.

Il 28 novembre 2009 avevo espresso loro, in occasione della richiesta di condanna da parte della Procura di Milano, la mia solidarietà (leggi l'articolo), oggi torno a farlo poiché sono stati condannati a sei mesi di reclusione con la condizionale. La condanna penale è arrivata anche se i legali della vittima hanno ritirato la querela, mentre gli imputati sono stati assolti in ambito civile dall’accusa di diffamazione, causa intentata dal comune di Milano e dall'associazione ‘ViviDown’ che si erano costituite come parte civile.

Ieri, con questa triplice condanna alla libertà della Rete, hanno perso tutti.
Per comprendere il senso della sentenza basterebbe un esempio: è come se si accusasse un gestore telefonico per aver consentito una telefonata tra un ricattato e un ricattatore.

Il ragazzo affetto dalla sindrome di Down è stato salvato da You Tube. E chissà, grazie a quel filmato, quanti altri casi sono stati evitati e quanti ne sono cessati. Il comune di Milano avrebbe dovuto invitare a segnalare altre situazioni di abuso.

Internet è uno strumento di ascolto e comprensione di fenomeni sociali che, proprio perché da condannare, sono una realtà che va affrontata e non occultata. Quale messaggio trasmette agli adolescenti l’interpretazione di questo caso?

E che dire, torno a ripetere, di quel sicario della camorra le cui immagini furono trasmesse in televisione e su You Tube, consentendone la cattura da parte delle Forze dell’ordine? Dovremmo aspettarci allora che le emittenti televisive e You Yube possano ricevere, nei prossimi giorni, una denuncia per violazione della privacy da parte dei familiari della vittima o di qualche passante poiché ripresi e mandati in onda nel filmato dell’esecuzione?

I pm milanesi hanno giustificato la sentenza con un laconico: "Con questo processo abbiamo posto un problema serio, ossia la tutela della persona umana che deve prevalere sulla logica d’impresa".

Ritengo che questa sentenza abbia minato la tutela della persona e dei suoi diritti fraintendendo gli eventi ed evidenziando una lacunosità della disciplina in materia.

Mi auguro che la sentenza d’Appello possa stabilire una corretta interpretazione degli avvenimenti.

Di Pietro


Concordo sostanzialmente su tutto quanto scrive l'On Di Pietro sul suo blog in merito alla sentenza Google.

Io vedo questa sentenza come un ulteriore attacco al web. Dice bene l'on. quando fa l'esempio del gestore telefonico.


Lorenzo

venerdì 18 settembre 2009

Attacco ai blog e ai siti che informano - Una proposta di legge contro la libertà in internet



Dal sito di Guido Scorza

Il 14 settembre scorso è stato assegnato alla Commissione Giustizia della Camera un disegno di legge a firma degli Onorevoli Pecorella e Costa attraverso il quale si manifesta l'intenzione di rendere integralmente applicabile a tutti i "siti internet aventi natura editoriale" l'attuale disciplina sulla stampa.
Sono bastati 101 caratteri, spazi inclusi, all'On. Pecorella per surclassare il Ministro Alfano che, prima dell'estate, aveva inserito nel DDL intercettazioni una disposizione volta ad estendere a tutti i "siti informatici" l'obbligo di rettifica previsto nella vecchia legge sulla stampa e salire, così, sulla cima più alta dell'Olimpo dei parlamentari italiani che minacciano - per scarsa conoscenza del fenomeno o tecnofobia - la libertà di comunicazione delle informazioni ed opinioni così come sancita all'art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino e all'art. 21 della Costituzione. Con una previsione di straordinaria sintesi e, ad un tempo, destinata - se approvata - a modificare, per sempre, il livello di libertà di informazione in Rete, infatti, l'On. Pecorella intende aggiungere un comma all'art. 1 della Legge sulla stampa - la legge n. 47 dell'8 febbraio 1948, scritta dalla stessa Assemblea Costituente - attraverso il quale prevedere che l'intera disciplina sulla stampa debba trovare applicazione anche "ai siti internet aventi natura editoriale".

Si tratta di un autentico terremoto nella disciplina della materia che travolge d'un colpo questioni che impegnano da anni gli addetti ai lavori in relazione alle condizioni ed ai limiti ai quali considerare applicabile la preistorica legge sulla stampa anche alle nuove forme di diffusione delle informazioni in Rete.

Non bastano più l'occupazione della Rai, le menzognie dette in Tv, i suoi giornali raccontaballe. Ora alcuni suoi sgherri vogliono imbavagliare la libera espressione. Questa è dittatura!!!
Lorenzo