L’Italia affonda, e per risollevarla qualcuno pensa bene di affondare la Scuola pubblica (=statale). L’ultimo attacco è infatti recentissimo e devastante, e trasformerà il Liceo Classico in un gran calderone in cui tutti potranno insegnare tutto. Aggirando deliberatamente la normativa vigente, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), con una semplice Nota Ministeriale (la n. 272 del 14 marzo 2011) ha “riordinato” le classi di concorso, cioè i criteri di assegnazione degli Insegnanti alle diverse materie nelle Scuole Superiori, in base alle abilitazioni possedute.
Enrico V-William Shakespeare
lunedì 11 aprile 2011
IL LICEO CLASSICO SOTTO ATTACCO...
L’Italia affonda, e per risollevarla qualcuno pensa bene di affondare la Scuola pubblica (=statale). L’ultimo attacco è infatti recentissimo e devastante, e trasformerà il Liceo Classico in un gran calderone in cui tutti potranno insegnare tutto. Aggirando deliberatamente la normativa vigente, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), con una semplice Nota Ministeriale (la n. 272 del 14 marzo 2011) ha “riordinato” le classi di concorso, cioè i criteri di assegnazione degli Insegnanti alle diverse materie nelle Scuole Superiori, in base alle abilitazioni possedute.
sabato 25 settembre 2010
Pellegrino (PDL) choc: "Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano"..
Ed eccolo qui l’assessore finito nel mirino. Avvocato civilista di 64 anni, console onorario della Repubblica Slovacca per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Vedovo e con tre figli. L’altra sera durante l’incontro sulla scuola, è andato giù duro. E, a freddo, continua a non comprendere il motivo di tanto scandalizzarsi. «Qualche genitore si è sentito offeso? E perché mai? Ho detto soltanto quel che pensano tutti: quei ragazzi a scuola disturbano». Il sindaco Francesco Lancione cerca di mediare: «Pellegrino ha sbagliato e glielo ho detto alla fine della riunione. Il clima era teso e ha parlato a sproposito, fuori luogo. Né io e nemmeno questa amministrazione condividiamo ciò che ha detto. Capisco che tanti genitori possano essersi sentiti umiliati. Sono persone che devono essere aiutate, non allontanate dalla comunità».
E in paese è rivolta. Sulle barricate sale per prima Barbara Zamboni, presidente del III Circolo scolastico, e mamma di due bambine diversamente abili. «Mi chiedo dove quel politicante trovi la faccia tosta di esprimersi in questo modo? Affrontiamo ogni giorno mille difficoltà. E secondo l’assessore cosa dovremmo fare? Tenere i nostri bambini fuori dai luoghi pubblici, perché non pesino sui bilanci e non disturbino? Dobbiamo forse metterli in lager perché sono più sfortunati degli altri?»
Lui, il Console onorario, ascolta le critiche, e non fa una piega. «ma di cosa si lamentano? Noi facciamo tantissimo per questi studenti. Ma anche i genitori devono rendersi conto che sono tempi duri per tutti». E ribadisce il concetto. «Aiutiamo i genitori e gli consigliamo il percorso migliore per i propri figli». E secondo lei dove dovrebbe portare questa strada? «A creare luoghi adeguati ai reali bisogni di questi ragazzi. Oggi ci sono comunità specializzate. Non sempre mamma e papà sono d’accordo, ma è nostro compito convincerli». La scuola, secondo lui non serve. Lasciarli in classe con gli altri compagni è inutile? «Ci sono ragazzi, qui da noi, che passano la mattina a dare calci e pugni ad un muro. Disturbano e non imparano nulla». E gli insegnanti di sostegno che dovrebbero assisterli non bastano? «Non possono fare nulla. E questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare».
Fonte
mercoledì 7 aprile 2010
Il regalo di Pasqua del governo alla scuola

Ad appena 24 ore dalla tornata elettorale, il ministero di Via Arenula ha convocato i sindacati della scuola per comunicare, come d’altronde ampiamente previsto, che dal prossimo settembre saranno cacciati via dalla scuola 25.600 insegnanti, così suddivisi: 8.700 nella scuola primaria, 3.700 nella scuola media e 13.750 nelle superiori. Un numero esorbitante di licenziamenti, che non ha eguali nella storia italiana che, per di più, non ha suscitato clamori sulla stampa.
Il taglio all’occupazione nella scuola si va ad aggiungere alle centinaia di migliaia di posti di lavoro già persi in tutti gli altri comparti produttivi del Paese ed è destinato ad aggravare una situazione già di per sé drammatica del mercato del lavoro.
Come ampiamente previsto, il pesante taglio agli organici fa seguito soprattutto alla cosiddetta “riforma” della scuola superiore, con una diminuzione del monte-ore settimanale (da 36 a 32), applicata immediatamente, nonostante i suoi effetti ricadano solamente per le prime classi degli istituti superiori e senza che, come denunciano da tempo i Cobas, siano mai stati approvati in via definitiva i regolamenti applicativi.
Ad essere tagliate sono ovviamente le teste di quei docenti non di ruolo che ogni anno si vedevano assegnata una cattedra annuale che, dal prossimo anno scolastico, sarà stata eliminata dagli organici. A questi insegnanti non sarà rinnovato il contratto di lavoro e per molti di loro, con venti anni ed anche più di insegnamento, sarà quasi impossibile trovare un’altra occupazione.
Fonte
Lorenzo
martedì 22 settembre 2009
I nostri ragazzi

E' iniziata la scuola, parliamo di loro, dei giovani.
Cosa si aspettano i ragazzi dalla scuola? Qui tra noi ci sono insegnanti, hanno contatti quotidiani con loro a faccio quindi questa domanda, per curiosità, per conoscere.
Si è parlato della scuola criticandola giustamente, perchè oltre che una istituzione è per me un valore, un valore della nostra società, ci mandiamo i nostri figli.
Ma i ragazzi cosa dicono, cosa si aspettano?
Io so che oltre alla cultura bisogna insegnare ai giovani ( tutti, non solo la scuola) a essere se stessi, con le loro paure, i loro desideri, le loro meraviglie.
Questa è forza d'animo.
Il compito degli insegnanti è delicatissimo e gravoso, vedono i ragazzi come un padre e una madre non vedranno quasi mai, perchè lì sono loro stessi.
I ragazzi di oggi non sono più sostenuti dalla tradizione, si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, al loro posto c'è la televisione, i messaggi pubblicitari, i modelli TV da seguire.
Eppure i giovani, e mai lo confesseranno, attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perchè il mare che attraversano è minaccioso e sempre in tempesta.
Troppo rumore c'è nel mondo e questi ragazzi lo sentono come una urlo assordante e stanno in attesa.
Sono molto diversi dai loro padri e madri, aspettano e attendono molto dalla scuola, perchè, nonostante tutto, è un punto fermo per loro, ci credono, anche se non lo diranno mai.
Dialogo fra me e mia figlia, ieri :
"Ciao Ale, la scuola??"
" tutto bene pà, le solite cose........i soliti prof"; " ah no, ce n'è una nuova, ha iniziato subito a spiegare....ma mi sembra molle come un fico!".
Molle come un fico, significa che non ascolta i ragazzi, che spiega ma non dialoga. E mia
figlia ,come altre sue compagne continuano ad attendere.
Lorenzo
venerdì 21 agosto 2009
Sentenza Tar Ignorata

Le novità, A fine mese al via le prove di riparazione per circa 600mila ragazzi
Prof di religione e voti, ecco la nuova scuola
In Gazzetta la riforma. Crediti sulle materie ecclesiastiche, ignorata la sentenza del Tar
ROMA — Dal prossimo anno nella scuola cambieranno, o dovrebbero cambiare, un po’ di cose: dall’anticipo alla materna alla sufficienza in tutte le materie per essere ammessi alla maturità, dall’orientamento in vista della riforma delle superiori targata Gelmini all’arrivo del maestro «prevalente», fino all’obbligo di frequentare almeno i tre quarti delle lezioni.
L’unica cosa che non cambierà — neppure negli scrutini di settembre per i 600 mila studenti che devono recuperare — sarà la facoltà del docente di religione di contribuire, insieme ad altri 6 o 7 colleghi, alla determinazione del credito formativo, ossia quel mezzo punto o — nella migliore delle ipotesi — quel punto per ciascuno dei tre anni delle superiori, da spendere alla maturità.
La sentenza del Tar del Lazio (17 luglio) che aveva estromesso questi prof per non discriminare gli allievi che non si avvalgono dell’insegnamento delle religione e sulla quale pende il ricorso del ministro al Consiglio di Stato non avrà infatti alcun effetto. Il motivo? Alcuni mesi fa, quando si stava lavorando al nuovo regolamento sulla valutazione, si è delineata con sufficiente chiarezza l’ipotesi di una sentenza del Tar del Lazio sull’ordinanza Fioroni, già oggetto di ricorsi quando l’ex ministro si trovava ancora a viale Trastevere. A uno dei collaboratori del ministro, Max Bruschi, è venuta un’idea: blindare l’ordinanza che consente ai prof di religione di contribuire alla determinazione del credito scolastico, recuperata dall’attuale ministro e poi colpita e affondata. «Non sono cattolico e neppure posso dirmi cristiano— ha dichiarato Bruschi —. Quando mi sono trovato a coordinare la stesura del Regolamento sulla valutazione degli alunni, destinato a entrare in vigore dal prossimo anno scolastico, non ho avuto la minima esitazione ad accogliere e, come si suol dire, 'elevare di rango' l’ordinanza Fioroni inserendola a pieno titolo nel regolamento».
Il regolamento con la norma sui prof di religione è appena apparso in Gazzetta sotto forma di decreto del Presidente della Repubblica. Insomma il provvedimento amministrativo di Fioroni, bersaglio di ricorsi al Tar, essendo diventato una legge, per ora è al sicuro. L’operazione, anticipata dal settimanale «Tuttoscuola », non dovrebbe impedire al ministero di ricorrere a sua volta al Consiglio di Stato. Forse già nella prossima settimana. Per ora la cosa più urgente per viale Trastevere è quella di rassicurare le scuole dove tra non molto inizieranno le «prove di riparazione».
Tra la fine del mese e i primi di settembre — comunque prima dell’avvio delle lezioni — in tutte le superiori si svolgeranno le «verifiche» per gli alunni che al termine del passato anno scolastico hanno riportato insufficienze in una o più materie. Circa seicentomila ragazzi (il 28,6%) sospesi con debiti stanno ultimando la preparazione e tra pochi giorni dovranno dimostrare agli insegnanti, con prove scritte e orali, di aver colmato le lacune. I consigli di classe quindi stanno per riunirsi ancora una volta per decidere se ammettere o meno i «sospesi» alla classe successiva. Secondo il Tar del Lazio i prof di religione non avrebbero potuto partecipare ai consigli di classe. Ora tutto è tornato come prima. Nei prossimi giorni il ministero probabilmente invierà agli istituti una comunicazione ufficiale.
Giulio Benedetti21 agosto 2009
martedì 18 agosto 2009
Religione
di Michela Murgia
Un giorno forse, quando la religione smetterà di essere usata come un marcatore identitario e il povero crocefisso dietro la lavagna non sarà più un corpo contundente contro culture considerate estranee, si potrà parlare serenamente anche di una scuola laica. Forse allora a decidere l’offerta didattica saranno le esigenze formative degli studenti e delle loro famiglie e non, come avviene ora, le logiche di lottizzazione politica che altrove impongono nomine, clientele e palinsesti.
Purtroppo, in un passaggio storico in cui la Lega, tra gabbie salariali e fiction dialettali, continua a investire energie per erigere un fossato di distinzioni intorno al nord Italia con la scusa della valorizzazione del localismo, è diventato d’obbligo temere strumentalizzazioni persino su temi come la lingua, la storia e ogni tratto culturale che si presti ad essere manipolato a fini politici dietro il paravento chiodato dell’identità. In attesa che venga il giorno in cui libertà e laicità saranno sinonimi, la scuola resta un terreno di battaglia dove nessuno sembra saper resistere alla tentazione di fare barricate per i propri fini.
Così basta una sentenza del TAR sull’insegnamento della religione cattolica per far gridare allarme a vescovi e politici, e far pensare alla gente meno attrezzata che sia in gioco addirittura la libertà religiosa, invece che le pari condizioni scolastiche per i figli di tutti. Nelle nebbie della polemica intorno alla sentenza emergono sopra le altre alcune affermazioni tanto eccellenti quanto infondate, su cui vale la pena riflettere, se non altro per ricordare che chi parla di difesa dell'insegnamento della religione parla quasi sempre di tutt’altro.
Il ministro Gelmini per esempio afferma che “la sentenza del TAR vuole discriminare la religione cattolica” rispetto alle altre materie perché stabilisce che il voto dell’insegnante di religione non ha valore nello scrutinio; a dire il vero, essendo quell’insegnamento facoltativo, è lo stesso ordinamento scolastico a dire che la religione cattolica non è come la matematica o l’italiano. Il Tar si è solamente limitato a ricordare che il voto di una materia facoltativa non può fare media, perché in quel caso a essere discriminato sarebbe chi non se ne avvale, e doverlo far notare proprio al ministro è quasi imbarazzante.
Ad aumentare la confusione si è aggiunto anche l’ex ministro Fioroni, affermando che negli scrutini il credito formativo dell’insegnamento della religione cattolica vale come il credito maturato da chi segue per fatti suoi “un corso di danza caraibica”; meno male che non è vero, altrimenti bisognerebbe che il corso di danza caraibica lo pagasse lo Stato con le tasse di tutti, proprio come l’ora di religione, che è retribuita anche da chi sceglie consapevolmente di non seguirla. Persino Fioroni riconoscerà che questo è un vantaggio di partenza, se non altro economico, che manda in malora qualunque pretesa parità.
L’ultima cosa fuorviante l’ha detta monsignor Coletti, il responsabile CEI per la pastorale scolastica, sulla natura dell’ora di religione, affermando che "non si tratta di un insegnamento che va a sostenere scelte religiose individuali". Se questo fosse vero, agli insegnanti di religione per entrare in graduatoria non sarebbe necessaria la dichiarazione di idoneità da parte della curia, dichiarazione che – chissà se lo sa il ministro Gelmini - può essere ritirata in qualunque momento sulla base di scelte private dell’insegnante, tipo una convivenza pre matrimoniale, una gravidanza da single o uno screzio qualsiasi con il vescovo diocesano territorialmente competente.
Nessun altro insegnante oltre a quello di religione rischia di perdere il posto per le sue scelte private, e visto che la barricata della settimana verte sulla presunta discriminazione, sarebbe bello che qualcuna di queste persone spiegasse come la dovremmo chiamare, questa.
14 agosto 2009
da Liberazione 14 agosto 2009
Dalla riforma Gentile alla modifica del Concordato sotto Craxi
L’ora di Dio una storia tra i banchi
Tonino Bucci
Alle materne e alle elementari le ore di religione sono due - in base a una modifica della revisione del concordato - mentre si riduce a una alle medie e alle superiori. La Cei ha insistito perché l'ora (o le ore) non capitassero alla fine dell'orario scolastico. Motivo? La naturale propensione degli studenti a dileguarsi.
L'ora alternativa a quella di religione? Certo, in teoria si può fare. Il concordato riconosce la possibilità di «non avvalersene». Ma di fatto le scuole non hanno i soldi per organizzare attività alternative. Però è un diritto di genitori e studenti pretenderlo.
14/08/2009