"Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perche' acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell'uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch'abbia paura di morir con NOi!"
Enrico V-William Shakespeare
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martedì 28 febbraio 2012

Rossella Urru - 29 Febbraio 2012 iniziativa blogger





Si moltiplicano le iniziative volte ad accendere nuovamente i riflettori sul caso di Rossella Urru, rapita in Algeria il 22 ottobre del 2011. E per domani, 29 febbraio, per tentare di rompere il muro del silenzio, dalla rete è partito l'appello per un blogging day, ovvero un giorno in cui tutti i blogger decidono di dedicare un post a Rossella...
Silenzio che, fortunatamente si sta progressivamente incrinando. Il tg3 per esempio ha aperto uno spazio sul suo portale web, interamente dedicato a Rossella per raccogliere articoli e segnalazioni di iniziative, mentre e di ieri l'appello lanciato da Fiorello su Twitter e ripreso da molti Tg.
E l'attenzione continua a crescere. Sono infatti ormai centinaia le lettere arrivate e pubblicate sul sito aperto dai famigliari di Rossella.

Vai al sito di Rossella

Iniziativa per domani 29 Febbraio di tutti i blogger. Mettiamo un post dedicato a Rossella Urru
Lorenzo

martedì 1 novembre 2011

Il ponte degli industriali

 

   Il ponte degli industriali

La casa brucia. L’Italia è a un passo dalla prospettiva del default. Il rendimento dei Btp decennali si è impennato oltre il 6 per cento, lo spread con i Bund tedeschi viaggia costantemente sopra il 4 per cento, la Bce ha ripreso a comprare titoli italiani, crollano le azioni in Borsa, risale l’inflazione, il tasso di disoccupazione è cresciuto all’8,3 per cento e proseguirà in salita con la cassa integrazione che via via esaurirà la sua funzione per lasciare sul campo la perdita di migliaia di posti di lavoro, un giovane su tre, infine, non ha un’occupazione. Succede tutto questo ma gli industriali, piccoli e grandi, hanno perso la voce. Dove sono?

Nelle settimane scorse avevano chiesto, tutte le loro lobby insieme (dalla Confindustria all’Abi, passando per l’Alleanza delle cooperative), "discontinuità". Hanno lanciato, più alcuni che altri, penultimatum a gogò: ancora venti giorni, quindici, dieci, sei, poi il governo deve andarsene se non è in grado di cambiare rotta. Nulla. Berlusconi ha presentato la lettera-fuffa a Bruxelles. Una lista delle cose non fatte più che di impegni per il futuro. Ma gli industriali hanno detto che andava nella direzione giusta. Fine degli ultimatum. E poi nella lettera hanno ritrovato il vecchio spartito: basta con l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, con annesso lo slogan "più assunzioni con più licenziamenti". Il mondo alla rovescia. Per la discontinuità insomma sono arrivati i tempi supplementari. Il rischio terrorismo evocato dal ministro Sacconi? Silenzio. Se ne parlerà – forse – al prossimo convegno. D’altra parte questo è il ponte d’Ognissanti. Il ponte degli industriali.
(01 novembre 2011)

martedì 7 settembre 2010

Confronti



Berlusconi-Bossi: saliremo al Colle per dimissioni Fini

Ma il Senatur pessimista: voto vicino. Il premier spera ancora in moderati

Berlusconi e Bossi Berlusconi e Bossi
-- Politica --

E' questa la risposta del premier e del leader della Lega al discorso di Mirabello. Una mossa a sorpresa annunciata al termine del vertice di Arcore fra il Cavaliere e lo stato maggiore leghista. ''Fini non super partes'', ''Da Fini inaccettabile ostilita''', si legge in un comunicato diffuso al termine del vertice

Fonte Ansa

giovedì 17 giugno 2010

Tira Molla

Intercettazioni, Bossi incontra Fini
Berlusconi irritato: stufo di galleggiare

Il Senatùr: «Serve un'intesa con il Quirinale, se non firma siamo fregati». Casini: raccogliere disponibilità a modifiche

ROMA (17 giugno) - Manovre in corso sul ddl intercettazioni. Dopo che ieri anche il premier Silvio Berlusconi ha aperto all'ipotesi di modifiche del ddl e di un rinvio a settembre dell'approvazione del provvedimento, stamani c'è stato un incontro tra il leader della Lega, Umberto Bossi, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. L'incontro ha provocato l'irritazione di Silvio Berlusconi.

«Bisogna dare un'accelerazione per trovare una via d'uscita e per farlo bisogna parlare con Berlusconi e il Capo dello Stato perché se il presidente della Repubblica non firma siamo fregati - ha affermato Bossi dopo aver incontrato Fini - Se tra Berlusconi e il presidente della Repubblica si trova una soluzione si può andare avanti. Speriamo di trovare una soluzione», ha aggiunto Bossi che già ieri aveva aperto a modifiche del ddl. E a chi gli chiede se ci sia già una soluzione, il senatur risponde: «Su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c'è ma sono fiducioso».

La presa di posizione Bossi, aperto a modifiche del ddl, è piaciuta a Fini. Quando stamattina Bossi si è avvicinato in Aula allo scranno presidenziale, Fini lo ha ringraziato della sua "apertura" sul fronte del ddl e l'esponente del Carroccio allora ha chiesto un breve colloquio proprio per fare il punto sul provvedimento. I due leader si sono visti faccia a faccia nella sala del governo, proprio dietro l'Aula di Montecitorio, per oltre 20 minuti.

Berlusconi: stufo di galleggiare. Impegnato a Bruxelles, già irritato dalla lettura dei giornali (che secondo lui continuano ad attribuirgli frasi mai dette), quando Silvio Berlusconi ha saputo che Umberto Bossi era andato da Gianfranco Fini, si è definitivamente rabbuiato. Ai più stretti collaboratori avrebbe ripetuto una frase che suona più o meno così: o mi lasciano governare o è meglio andare a votare, perché non voglio galleggiare come hanno fatto i governi che mi hanno preceduto.

Chi era con il premier, giura che Berlusconi non era informato dell'incontro. Quando ha saputo del faccia a faccia, il Cavaliere ha cercato di capire con i più stretti collaboratori il significato della vicenda. Su questo punto le tesi discordano: dal suo entourage escludono che Berlusconi se la sia presa con Bossi. L'amicizia che li lega è salda e lo considera un alleato fedele. Altri, nel Pdl, danno una lettura diversa: sono quelli che vedono con sospetto la mossa del Senatur e attribuiscono al premier gli stessi dubbi e la stessa preoccupazione. Su una cosa tutti concordano: il premier è fortemente irritato dall'atteggiamento di Fini. Non solo perché convinto che stia cercando di incrinare l'asse fra lui e Bossi, ma perchè continua a non capire quale sia il suo obiettivo.

L'accusa a Fini è quella di aver indebolito la maggioranza, dando modo al composito fronte anti-ddl di rafforzarsi. Non solo in Italia, ma anche all'estero. «Credo che Berlusconi sia ormai rassegnato all'idea che il testo sulle intercettazioni, che lui stesso aveva già disconosciuto, venga ulteriormente modificato», riferisce un dirigente della maggioranza. Tanto che spunta addirittura l'ipotesi che Berlusconi possa rinunciare del tutto al provvedimento.

Casini: raccogliere disponibilità di Bossi. «Siamo tutti spiati noi, io sicuramente sì, gli italiani penso un po' meno. Ma al di là di quanto siamo spiati io credo sia giusto tutelare la privacy, sia giusto tutelare il diritto di riservatezza degli italiani, ma noi dobbiamo fare una legge che, tutelando questo diritto, non impedisca alle indagini delicate di avvalersi di uno strumento fondamentale come le intercettazioni telefoniche: servono in modo determinante per sconfiggere criminalità e delinquenza». Lo ha detto il leader dell'udc, Pier Ferdinando Casini, ospite di Unomattina. «Bossi ha detto "siamo aperti ai consigli che verranno presentati in Parlamento". Visto che litigo sempre con la Lega, voglio dare atto a Bossi che ieri ha detto una cosa seria, perché la Camera non è il passacarte del Senato. Per cui è giusto che il bicameralismo serva a migliorare le leggi che si fanno e io credo che la disponibilità di Bossi debba essere raccolta dalle opposizioni: noi dobbiamo migliorare la legge», ha aggiunto Casini.

«Un provvedimento immondo, immorale, incostituzionale e inemendabile»
, ha ribadito invece Antonio Di Pietro. «Tutti i tentativi per indorare la pillola sono solo dei tentativi di inganno per gli italiani - ha continuato il leader Idv -. Questo provvedimento deve essere fermato a ogni costo, dentro e fuori al Parlamento».

«I numeri del governo sulle intercettazioni sono mistificatori perché non tengono conto che per ogni persona ci sono più utenze intercettate, quindi gli intercettati non corrispondono al numero delle intercettazioni che sono molte di più. Dire che viviamo in un Paese di spiati è una bugia assoluta». Lo ha detto Nino Di Matteo, presidente dell'Anm di Palermo, all'assemblea dell'associazione sui tagli alla magistratura della manovra finanziaria. «Se i costi lievitano - ha ribadito - non è perché aumentano le intercettazioni ma perché le aziende esterne a cui ci affidiamo ci fanno pagare sempre di più. Se non avessimo fatto uso delle intercettazioni molti latitanti e mafiosi pericolosi sarebbero ancora in giro. Non chiediamo soltanto di permetterci di lavorare bene».

martedì 9 marzo 2010

Tutti intorno al Presidente

FIRMA SOTTO SCACCO

Salva-liste, sul via libera di Napolitano ombre e minacce di B.
Il Colle: gli italiani credono nella Costituzione al di là delle differenze
di Alessandro Ferrucci

Isolato, avvilito. Provato. Ma quelle che potrebbero essere (solo) suggestioni di chi gli sta attorno da anni, lo segue, gli strappa le rare confidenze, hanno una base solida: gli ultimi quattro giorni, per Giorgio Napolitano, sono stati i più duri da quando è stato eletto, il 10 maggio del 2006. Telefonate, colloqui, confronti, consigli. E ancora mediazioni, rotture, fratture e ricomposizioni.
Toni alti, aspri, addirittura minacciosi da parte di Silvio Berlusconi verso il capo dello Stato: “Tra noi due, sono io quello eletto dal popolo. E se ti metti di traverso, vado avanti anche senza di te. Sei finito”,
(sarebbe stato lo sfogo del premier, giovedì sera, ancora non smentito).
Così assumono un sapore differente anche le parole pronunciate ieri durante i festeggiamenti dell’ “8 marzo”, al Quirinale: “Al di là di ogni differenza di modi di pensare e di posizioni politiche, profonda è tra le italiane e gli italiani la condivisione del patrimonio di valori e principi che si racchiude nella Costituzione repubblicana, a coronamento di una lunga e travagliata esperienza storica”.
Travagliata. Come a dire: è stata dura, è dura, ma sono io il garante della Costituzione, gli italiani si rispecchiano in essa, quindi io li rappresento. Anche se non sono stato eletto direttamente. Eppure, da quando è stata apposta la firma sul decreto legge, venerdì sera, in molti non capiscono il ruolo e la strategia del presidente.
Cosa è realmente accaduto nelle stanze del Quirinale?
Partiamo da giovedì.
Napolitano è ancora in visita a Bruxelles, un appuntamento politico nato male, visti gli inevitabili diktat diplomatici posti dal Colle per evitare un incontro tra lo stesso presidente e l’ambasciatore Siggia, al centro delle intercettazioni sull’elezione dell’ex senatore Di Girolamo. Sono le 17:40, manca poco alla partenza, direzione Roma. Dalla Capitale giungono voci di un accordo imminente con il Colle per un decreto legge; Berlusconi ha già fissato il Consiglio dei ministri per le 22 della sera stessa. L’arrivo del volo è previsto alle 20. Una mezz’ora di tempo dall’aeroporto al centro di Roma e al capo dello Stato resta giusto il tempo di salutare gli esponenti del governo, scambiare due convenevoli.
E firmare, tutto, comunque. È l’idea di Berlusconi. Eppure Napolitano, prima di salire sulla scaletta dell’aereo, dichiara: “'Ancora non c’è nulla di definito, in alcun modo. Quando arriverò a Roma stasera, vedrò”. E a chi gli chiede se è possibile una soluzione politica, replica: “Se qualcuno mi spiega cos’è, e da parte di chi e su che cosa, la esaminerò”. Atterra, si attacca al cellulare, scambia due impressioni con gli uomini più fidati.
Lo descrivono come nervoso, il trattamento da passa carte non lo apprezza. Salgono al Quirinale il presidente del Consiglio, l’immancabile Gianni Letta, Ignazio La Russa, Roberto Maroni e Roberto Calderoli.
La discussione non è facile. Lo stesso Letta indossa un “guanto sempre più spesso l'artiglio di ferro”, come ha scritto Eugenio Scalfari su Repubblica. Anche lui è deciso a ottenere il bottino, tutto e subito. Si frena solo quando vede Berlusconi alzare troppo i toni, minacciare, come hanno rivelato : Bruno Vespa su il Mattino e Marzio Breda su il Corriere della Sera. Per quest’ultimo, Napolitano sarebbe andato vicino a cacciare i suoi “ospiti”. Ma niente firma.
Venerdì. Libero titola: “Ponzio Napolitano” e parla di Don Abbondio. Ponzio Pilato, secondo i vangeli, ordinò la crecifissione di Gesù. La Russa conferma il “siamo pronti a tutto”; il Giornale parla di “clima da guerra civile” e descrive Palazzo Grazioli come “una sorta di gabinetto, di guerra”. Il capo dello Stato ribadisce l’esigenza di rispettare le regole. Mentre gli uffici del Quirinale mantengono i contatti con Palazzo Chigi e con il Viminale, per studiare i precedenti. Si inizia a parlare di “decreto interpretativo”. I toni si abbassano, scatta l’apnea.
Berlusconi fa sapere al Colle di essere pronto a parlare agli italiani al Tg1 delle venti, in zona Minzolini, nel caso di una mancata firma. Non serve, i segnali di ritorno sono positivi. A un patto: nessuna dichiarazione. Napolitano dà l’ok. A Palazzo Grazioli si esulta, le opposizioni si dividono su come reagire.
Sabato. Il giorno delle domande, in parte, ancora irrisolte. Delle prime manifestazioni, delle prime analisi sulla costituzionalità, delle dichiarazioni politiche e delle valutazioni sulla decisione del presidente. Si parla ancora delle minacce del giovedì, di un clima inedito per le stanze del Quirinale. Il presidente convoca i suoi e fa selezionare due delle lettere giunte sul sito istituzionale. A queste risponde. “Erano in gioco due interessi o ‘beni’ entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi”. Per poi ammettere: “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. È bene che tutti se ne rendano conto”. Quindi concludere: “Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri”. Rispetto dei ruoli. Ci tiene a ribadirlo. Garante della Costituzione, lo sottolinea ieri.
Restano in piedi tanti punti interrogativi, a partire da tutto ciò che ha detto Berlusconi nella sera di giovedì.


Se tutto ciò verrà confermato è un fatto di una gravità enorme, il Presidente della Repubblica oltre a salvaguardare la Costituzione si trova a dovere salvaguardare il Popolo, inteso come tutti i cittadini d'Italia. E' noto che la parte marcia dell'Italia è molto bene armata e pronta a dare man forte a questa corrente politica, che spesso minaccia il "siamo pronti a tutto". Non vorrei essere per nulla al mondo nei panni del Nostro Presidente della Repubblica, che in effetti ieri nel Suo discorso alle donne ha parlato a uomini e donne invitandoli ad appropriarsi della loro dignità senza per questo palesare atti di coraggio. Non l'avevo capito.. ora si!
C'è una cosa che forse al Presidente della Repubblica sfugge, se è vero che non è eletto dal popolo è altrettanto vero che non c'è italiano che non porti rispetto a questa carica istituzionale senza riserve, verso il Capo dello Stato gli italiani hanno sempre avuto e hanno il massimo rispetto come verso nessun'altra carica istituzionale.
Presidente i miei Auguri e personalmente ora capisco la Sua posizione.

sabato 27 febbraio 2010

Ma è una notizia???





Ieri sera, dopo parecchi giorni, ho visto il TG5.
Mi si sono raddrizzati i capelli solamente nel sentire la scaletta iniziale.
Primo piano sui movimenti del cavaliere, sulle sue dichiarazioni farneticanti, sulle dichiarazioni dei suoi avvocati e sul pensiero che ha lui sui magistrati.
Il resto notiziole da stampa bulgara o da gossip.

Ma come? Non una sola parola sulla reale sentenza, sul reale contenuto che è totalmente differente da quanto trasmesso, non una intervista a esperti del settore o a esponenti europei.
Eppure in Europa si parla di ciò, perchè la sentenza dice che i fatti erano reali ma solo prescritti con una legge del governo Berlusconi.
In poche parole ieri si è visto il nostro capo del governo che ha dato e giudicato una notizia che riguardava lui, il nostro stato, la nostra Italia.
Eppur nulla si muove............

Bellissimo il commento di un giornalista inglese che dopo essersi chiesto come fanno gli italiani a sopportare un capo del governo simile tranquillizza lo stesso capo del governo con questa frase, nel tipico humor anglosassone: "Anche se risulterà colpevole, Berlusconi può riposare tranquillo perché non dovrà mai andare in prigione. Può sembrare più giovane, ma ha superato i 70 anni. Quella è l’età limite nella per la quale l’imputato può essere incarcerato secondo la legge italiana."




domenica 7 febbraio 2010

Il bluff di Berlusconi



La presenza delle nostre società nel Paese degli ayatollah non riguarda solo l’Eni ma l’intero Gotha del capitalismo nostrano: Danieli-Duferco, Mediobanca, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Gli scambi sono in crescita.

Berlusconi ha voluto sigillare mediaticamente la sua visita in Israele con l’impegno dell’Italia a stringere il cerchio delle sanzioni attorno ad Ahmadinejad, bloccando le relazioni con Teheran. Ma i fatti, purtroppo, indicano che la strategia diplomatica del Cavaliere è un bluff, alimentato da un debole governo israeliano, anch’esso bisognoso, come il nostro, di attestare di fronte all’opinione pubblica, successi inesistenti volti a rafforzare consensi vacillanti. Berlusconi ha dichiarato che dal 2007 gli scambi commerciali con l’Iran sono calati di un terzo. Ma in realtà sono aumentati ininterrottamente fino al 2008, per assestarsi durante la crisi: «L’Italia dal 2001 al 2007 è stato il primo partner commerciale dell’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi è passato da 3,5 miliardi di euro a 6 miliardi di euro», lo spiega il segretario generale della Camera di Commercio Iran-Italia, Jamshid Haghgoo.

«Negli ultimi anni, l’Iran ha negoziato contratti con oltre 30 aziende provenienti da nove Paesi europei per la realizzazione di progetti energetici nel Paese, nonostante l’aumento delle sanzioni internazionali e delle pressioni politiche ». Secondo la Camera di Commercio, la somma degli scambi Iran-Italia nel 2008 è aumentata dell’1,2 per cento rispetto al 2007. Anzi, le esportazioni italiane crescono, mentre calano le importazioni. L’Eni, intanto, sta guidando la seconda fase dello sviluppo del giacimento di Darkhovin per portare la produzione da 50mila a 160mila barili al giorno (valore dell’operazione: un miliardo di dollari). Dato che l’Italia è azionista dell’Eni, ridurre la presenza in Iran di quest’ultima sarebbe la riprova dell’impegno del governo. Scaroni invece ha fatto sapere che il cane a sei zampe porterà a scadenza i patti sottoscritti ma non ne rinnoverà altri. Peccato che il tre febbraio il direttore operativo della compagnia petrolifera statale iraniana, Nioc Seifollah Jashnsaz, abbia smentito Scaroni: «Le trattative con l’Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento di Darkhovin continuano».

Fonte

Lorenzo

sabato 6 febbraio 2010

I cento passi


Dal Blog dell' On. Massimo Donadi ( IdV) vorrei condividere questo post con voi che io trovo interessante e totalmente condivisibile.

La colonna sonora de 'I cento passi' come stacco musicale, e la platea dei delegati con le mani in alto "per mostrare a tutti che sono pulite". E' in questa cornice che Antonio Di Pietro ha preso posto sul podio per la relazione al primo congresso di Italia dei Valori.
"Dai, dai, al lavoro che c'abbiamo da fare. Dobbiamo ripulire la piazza per far tornare la democrazia". Sono queste le parole con le quali il presidente è salito sul palco.
LE ALLEANZE SONO FONDAMENTALI
"Non voglio invecchiare facendo opposizione a Berlusconi, aspettando che vada in pensione. Abbiamo dimostrato che sappiamo fare opposizione ma, come dice il mio amico Bersani, di opposizione si muore. È il momento dell'alternativa"... Io voglio sconfiggere la politica di Berlusconi. La sua persona l'affido ai magistrati...
... Non vogliamo fregare il vicino di casa ma fare si' che gli elettori capiscano che il nostro condominio e' meglio dell'altro". Dobbiamo evitare l'isolamento, perchè "da soli non si fanno figli"...
Dobbiamo "buttare a mare il governo Berlusconi" politicamente ma per farlo "abbiamo il dovere di trovare un punto d'incontro, tra il nostro programma e quello degli altri"... "Non ci collochiamo ne' a destra ne' a sinistra, vogliamo superare la barriere ideologiche", "e se sono comunisti perche' si preoccupano degli ultimi, allora anche Gesu' era comunista. Allora anche il Papa e' comunista...".
PRONTI PER ESSERE ALTERNATIVA
"In Campania e questo vale per tutte le altre regioni, se l'Idv va da sola fa una bella figura ma consegna tutte le 13 regioni a Berlusconi, questa e' la verita'". "Se vuoi essere forza del 2% che urla nelle piazze va bene come stiamo, ma il nostro zoccolo duro e' transitorio, se accettiamo solo il voto di pancia allora dipenderemo solo dal mal di pancia di quel momento... Questo ci vuole se vuoi essere una forza di governo...."
"Passare dalla fase dell'opposizione alla fase dell'alternativa, questo il nostro obiettivo per il futuro. Perche' oggi? Perche' oggi abbiamo la forza per farlo, riteniamo di essere in gradi di costruire questa alternativa. Ma da soli non ce la possiamo fare, dobbiamo cercare un'alleanza per costruire un'alternativa, perche' sennò restiamo a fare opposizione. E io non voglio restare a fare opposizione, perche' si puo' finire a morire di opposizione... La nostra sfida e' l'obiettivo delle elezioni del 2013: riconquistare il governo del Paese per riportarlo in mani democratiche. Dopo il 2013, ci saro' ancora ma il mio obiettivo e' portare la nave dell'Idv, naturalmente insieme ad altri comandanti di altre flotte, in mari democratici"...
"Rafforzare l'Idv, nella consapevolezza pero' che diventare piu' forti, fare 'bella figura' anche, ma senza riuscire a battere il nemico, e' una vittoria che non vale nulla. Peggio e' come 'bere l'olio di ricino'. Per questo bisogna avere ben chiaro che per battere 'politicamente' Berlusconi serve stringere alleanze, non 'serve a nulla dire solo di no, senza alternative'. Magari mettendo dei 'paletti', nelle proprie alleanze, anche con il Pd, consapevoli che il 'paradiso' di una fusione con le forze del centrosinistra e' ancora lontano e che oggi bisogna accontentarsi del 'purgatorio'. Ma forti anche della certezza che l'obiettivo vero, ancora piu' di quello di 'buttare a mare Berlusconi' e' quello delle elezioni politiche del 2013, vincerle per 'riconsegnare il Paese alla democrazia' e sfilarlo dalla politica 'che fa schifo', quella 'xenofoba, razzista e fascista delle destre' mentre la concezione della politica che guida l'alternativa dell'Idv e' quella della 'difesa delle fasce piu' deboli".

giovedì 4 febbraio 2010

La nostra Fenice




Troppo spesso, in politica, il mito della Fenice è stata uno sorta di guida " spirituale", un " modus operandi" che ha orientato scelte sia alla luce del sole che illegali, privilegiando queste ultime ovviamente.
Il rifacimento di facciata di certi partiti, quasi tutti io direi e il modo di operare di chi ha responsabilità poliche a tutti i livelli.
Una cosa non funziona, bene, cancelliamo tutto e rifacciamo, con il risultato di commettere sempre gli stessi errori, perche sempre le stesse persone abbiamo delegato.
Ma ora ceneri vere le abbiamo. Le abbiamo sotto gli occhi di tutti: l'operaio suicida che si è dato fuoco perchè ha perso il posto di lavoro.
Quante altre ceneri abbiamo nella realtà e non nel mito?
Tantissime e facciamo sempre finta di nulla. Il plurale è riferito a noi come nazione, ovviamente.
C'è chi vota le ceneri di un partito ultracorrotto e corrutore.
Le ceneri dei magistrati uccisi perchè lottavano contro la mafia vengono derise; come derisi in Senato vengono quei magistrati ancora non inceneriti che da soli questa lotta la continuano, nonostante questo governo tolga a loro gli strumenti per farlo.
Le ceneri dei sogni dei nostri ragazzi, violentati quotidianamente sul lavoro, ed ora il politico di turno dice loro che è colpa nostra, che siamo noi dei privilegiati.
Le ceneri dei partigiani, dei ragazzi e ragazze morte nei cortei studenteschi, quando la polizia ci sparava come se fossimo dei nemici; eravamo invece i loro figli che urlavamo per cambiare le cose.
Su queste ceneri non è nato nulla di buono, non è risorta la fenice che tutti speravamo.
Forse solo ora capisco perchè le ceneri del Mahatma Gandhi sono state gettate in mare qualche giono fa.

mercoledì 3 febbraio 2010

Mea culpa ( secondo el brunetta )




Leggo oggi sui giornali una notizia che non mi ha solo stupito per tutta la sua illogicità, ma per la "cattiveria politica" che essa contiene.
Sto parlando dell'ultima esternazione del ministro che secondo me più di tutti rappresenta il governo per la sua "statura" politica e ideologica, quella del ministro Brunetta.
Cosa ha detto in sostanza il ministro che odia chi lavora:
" i nostri ( vostri) figli sono dei precari quindi la colpa è dei padri che hanno ancora il posto fisso grazie all'art.18 dello Statuto dei Lavoratori, sono dei privilegiati."
Questa non è una boutade, è una vera e propria provocazione e per di più condita con molti nonsense, illogica, politicamente pericolosa, socialmente deleterea, istigatrice d'odio fra generazioni, colpevolizzante verso chi ha lottato per pochi diritti; una dichiarazione comunque prevista dal programma dei massoni, giusto per ricordarlo a chi lo ha votato.

Ma come? Questo governo, e in parte il precedente in nome di una presunta modernizzazione del mondo del lavoro, ha rovinato l'avvenire ai nostri figli non garantendogli un futuro ( e nemmeno due soldi per farsi una vita) e la colpa è nostra perchè abbiamo mantenuto le garanzie grazie alle lotte nostre e dei nostri padri?? Ma che faccia hanno?
Sarebbe come dire che ci sono i delinquenti perchè la colpa è della brava gente che si comporta bene!
Un nonsenso. Ma di nonsensi sta vivendo la politica italiana e non è detto che fra un pò facciano un decreto legge...per abolire gli onesti.

Lorenzo

venerdì 1 gennaio 2010

LA LEGA: «Saremo duri con i sabotatori»

«Nel 2010 riforme e meno chiacchiere»

Bossi: «No a quelli che parlano soltanto». Calderoli: «L'appello di Napolitano richiede risposte sincere»

Calderoli e Bossi (Cavicchi)
Calderoli e Bossi (Cavicchi)

MILANO - «Cosa ci aspettiamo dal 2010? Le riforme. Ma non vogliamo sentir parlare di chiacchiere, siamo geneticamente contrari alla melassa buonista e a quelli che parlano, parlano e poi non fanno un bel nulla»: Umberto Bossi, interpellato dall'Ansa, traccia così il programma della Lega per il nuovo anno: «Noi siamo disposti a parlare con chiunque, a trovare accordi, ma ad una condizione: che le cose si facciano! Non vogliamo chi perde tempo o lo fa perdere apposta». «La Lega - aggiunge - prosegue per la propria strada. Ed è una strada ben chiara. E ribadisco, per chi ancora non lo avesse capito, che siamo contrari alla melassa buonista, al chicchiericcio di quelli che parlano, parlano e non fanno mai nulla. Adesso servono le riforme. Questo è il nostro programma per il 2010»

CALDEROLI - Anche Roberto Calderoli batte sullo stesso tasto. «Chi ha qualcosa da dire contro le riforme parli adesso o mai più, perché l'appello di Napolitano richiede risposte sincere. Il presidente ha chiesto serenità alle forze politiche e forse avrebbe dovuto aggiungere anche sincerità». «Il Presidente - spiega Calderoli, che ha seguito l'intervento di Napolitano in Tv, accanto a Bossi, durante una breve vacanza a Ponte di Legno - ha fatto un discorso importante, anche se di circostanza, e a questo punto, dopo le sue parole, le forze politiche devono mettere in campo la coerenza. Chi si oppone alle riforme lo faccia alla luce del sole. Perché se la Lega vedrà qualcuno che bara, che finge di starci per poi mettere i bastoni tra le ruote, non farà sconti e di fronte al sabotaggio chiamerà in piazza i cittadini che sono stanchi di chiacchiere. E per quelli che hanno a cuore l'unità del Paese, tanto invocata dal Presidente, ricordo che senza riforme la prima a saltare è proprio l'unità del Paese, non perché qualcuno accende fuochi ma per implosione del sistema». «Il mio non è un appello di maniera - aggiunge il coordinatore delle segreterie del Carroccio - La Lega ha già portato a casa la riforma cui teneva, ed è il federalismo fiscale, quindi potremmo anche ritenerci soddisfatti. Ma poiché per il Paese le riforme sono fondamentali e non rinviabili, adesso la questione è di vita o di morte: se qualcuno ha delle riserve lo dica subito, davanti a tutti. Altrimenti non abbiamo nessuna reticenza a dire che ai sabotatori porteremo attacchi pesantissimi, esattamente come quei popolani che di fronte all'oppressione subdola e mascherata in varie epoche della storia hanno messo mano al forcone e al letame».


01 gennaio 2010 Corriere della Sera


E" iniziato L'anno nuovo ma le parole sono le stesse

martedì 29 dicembre 2009

Per non dimenticare chi era B.Craxi



E così la politica, quella con il vizietto di autoassolversi e dalla memoria corta, ci riprova.
Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, in occasione del decennale della scomparsa di Craxi che ricorrerà il prossimo 19 gennaio, propone di intitolare a Bettino qualcosa: una strada, una piazza o un parco, quello che sia, l’importante è riabilitare ed uscire da anni che definire “squallidi”, secondo il Paolo Pillitteri, sindaco di Milano alla vigilia dello scoppio di Tangentopoli e cognato del leader socialista, inquisito anche lui, è dir poco.
Punti di vista. Ovviamente, per noi lo squallore è una politica che, per anni, ha rubato e truffato i cittadini.
Per questo, l’idea di intitolare a Bettino Craxi una strada, una piazza o un parco è fuori dalla nostra concezione etica della politica e delle vita sociale e civile. Perché per noi, per Italia dei Valori, c’è un limite invalicabile tra onestà e criminalità e quando un politico commette crimini la sua immagine si infanga per sempre.
Non c’è una via di mezzo e la politica dovrebbe rendersene conto una volta per tutte.
Un politico corrotto è solo un corrotto, non può essere scisso in due, per dimostrare che è stato anche uno statista.
Un chirurgo, per quanto bravo, se fa esperimenti su cavie umane, non è un bravo chirurgo è un assassino e basta. Anzi, forse è il peggiore dei chirurghi.E’ questo che alla politica proprio non va giù. Ed è per questo che a Di Pietro e a Italia dei Valori certa politica non perdona il fatto che ama ricordare ad essa quanto sia sporca.
Bettino Craxi non merita l’intestazione di nulla perché non era un esiliato ma un latitante, una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti, responsabile di tanti debiti nelle casse dello Stato nella prima Repubblica.
Ha ragione Antonio Di Pietro quando dice che c’è una distorsione della realtà e che se targa ha da essere allora ci si scriva sopra “Bettino Craxi, politico, condannato, latitante”, perché questa è la verità che una stagione, quella di Tangentopoli, ha consegnato alla storia.
Italia dei Valori ritiene offensivo, indecoroso intitolare una via, una piazza o un parco o qualunque altra cosa ad un latitante. Nulla contro l’uomo. E’ rivoltante la strumentalizzazione che molti nella maggioranza stanno mettendo in atto in queste ultime ore.
Ma nessuno sconto quando c’è il gioco la verità.

Dal blog di M.Donadi (link sul titolo)
Lorenzo

lunedì 7 dicembre 2009

Una uscita da Yankee



Eh no, io a questa accusa non ci stò.
Mi riferisco al segretario di stato H.Clinton dove accusa la magistratura italiana di parzialità e spirito antiamericano.
Innanzitutto qui da noi in italia le sentenze non si emettono per " spiriti " e nemmeno guardando di che nazionalità siano gli imputati.
Lei parla di sentimento antiamericano, beh qui da noi non è che avete una bella nomea, sia per la precedente amministrazione sia per quella di suo marito.
Le ricordo che alcuni vostri aerei militari uccisero alcuni turisti qui da noi solo per gioco, forse lo stesso gioco che uccise Callipari.
Ma questo solo per dirle del vostro buon nome qui in Europa.
Vede, da noi non esiste la vendetta di stato, quella stessa vendetta che invece da voi manda persone alla sedia elettrica oppure a morire con una iniezione di veleno.
Le dirò di più, quando i suoi antenati coprivano di erba i tetti delle case da noi si scriveva il diritto, si dibatteva nei fori, si faceva filosofia.
Ma ancora più di recente mentre i padri puritani, esiliati sarebbe meglio chiamare, navigavano per mari, qui si leggeva Cartesio, Hume, Locke ( l'epistola sulla tolleranza ad esempio).
E mentre massacravate gli indiani qui gettammo le basi della libertà, il socialismo, cosa di cui il suo partito almeno ne dovrebbe aver sentito parlare.
Ora, non faccia anche lei come il nostro capo del governo, attaccare la magistratura perchè una sentenza non ci piace.
Scusi se abbiamo condannato un suo suddito, ma era colpevole...fino a prova contraria.

Dal Trattato sulla tolleranza di Voltaire:

"...Questo piccolo globo, che non è che un punto, ruota nello spazio, come tanti altri globi; noi siamo sperduti in tanta immensità.
L’uomo, alto circa cinque piedi, è certamente poca cosa nella creazione.
Uno di questi impercettibili dice a qualcuno dei suoi vicini, nell’Arabia o sulla terra dei Cafri:Ascoltatemi, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato!
Ci sono 900 milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma non c’è che il mio formicaio ad essere caro a Dio; tutti gli altri Egli li ha in orrore fin dall’Eternità; solo il mio formicaio sarà beato, tutti gli altri saranno dannati in eterno!’
I miei interlocutori allora mi catturerebbero e mi domanderebbero chi è il folle che ha affermato questa stupidaggine.
Sarei costretto a rispondere: voi stessi.
Cercherei in seguito di placarli, ma sarebbe troppo difficile...".


Lorenzo

lunedì 30 novembre 2009

in dono al premier, in visita a Minsk, documenti inediti sugli italiani morti durante la guerra

Berlusconi a Lukashenko: il popolo ti ama
E lui apre a Berlusconi gli archivi Kgb

Polemiche sulle parole del premier. Casini: «Sbigottito dagli elogi a un dittatore». Fassino: «Sconcertante»

Silvio Berlusconi e  Aleksandr Lukashenko (Ap)
Silvio Berlusconi e Aleksandr Lukashenko (Ap)

ROMA - L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede «dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti». Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, primo leader occidentale da quindici anni a questa parte a mettere piede a Minsk, ha ringraziato il Capo di Stato bielorusso per anni isolato dalla comunità internazionale anche per il sospetto di brogli nelle elezioni. «Grazie anche alla sua gente, che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti» ha detto il premier italiano rivolgendosi al leader bielorusso in conferenza stampa. Lukashenko ha a sua volta ringraziato Berlusconi: «Aveva promesso di venire ed è venuto. Noi - ha proseguito Lukashenko - comprendiamo bene il significato di ciò e ce lo ricorderemo». Il presidente bielorusso, quello che la passata amministrazione americana definì «l'ultimo dittatore» europeo, ha anche aperto gli archivi del Kgb al premier italiano: parlando di un regalo degno degli «amici importanti» il presidente bielorusso ha consegnato pubblicamente al Cavaliere fascicoli che vengono direttamente dagli archivi dei servizi segreti russi e bielorussi e sono il frutto «di un lavoro certosino». Un privilegio tributato a Berlusconi che permetterà di stabilire «le sorti dei cittadini italiani prigionieri durante la seconda guerra mondiale in Russia e in Bielorussia». I fascicoli consegnati al premier riguardano le informazioni sugli scomparsi in Bielorussia durante la Seconda Guerra Mondiale e su quelli rimasti vittime delle «persecuzioni nell’Unione sovietica degli anni ’30» ha spiegato Lukashenko.

POLEMICHE SULLA VISITA -Le parole di Berlusconi al Capo di Stato bielorusso hanno scatenato vive proteste in Italia. Pier Ferdinando Casini si è detto «sbigottito» per gli elogi a Lukashenko, chiedendo al premier di riferire in aula sulla visita a Minsk e sulla politica estera del governo. «Aveva destato in me già profonda meraviglia il fatto che il nostro sia stato il primo capo di un Governo occidentale ad andare in visita ufficiale in Bielorussia da quando è al potere il dittatore Lukashenko. Ma la mia meraviglia era niente in confronto allo sbigottimento di oggi nel leggere gli elogi del nostro premier a Lukashenko, del quale il presidente del Consiglio italiano ha magnificato la popolarità e il consenso tra i cittadini» ha detto Casini. Al leader centrista fa eco l'esponente del Pd Piero Fassino, secondo il quale con la visita a Minsk Berlusconi mostra «ancora una volta una sconcertante manifestazione di superficialità e di non conoscenza dello scenario internazionale, che rischia di confermare l'immagine di una politica estera italiana oscillante e confusa». La prima a suscitare perplessità sulla missione di Berlusconi a Minsk era stata la leader radicale Emma Bonino, parlando di un viaggio «misterioso». «A me sembrano abbastanza misteriose tutte queste trasferte all'estero del nostro presidente del Consiglio» ha detto a Radio Radicale la vicepresidente del Senato. Pronta la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. «Ma quale giallo internazionale si inventa la senatrice Bonino?Si consoli non c'entra niente Agatha Christie».

«COMMOSSO» - Accogliendo in dono da Lukashenko i documenti inediti sulla sorte degli italiani morti nei campi di prigionia russi e perseguitati durante gli Anni 30, Berlusconi si è detto «commosso». «È con commozione che ricevo queste carte che sono un omaggio veramente imprevisto. Approfondiremo tutte le notizie di questi documenti e posso interpretare il sentimento delle famiglie italiane nel rivolgerle un ringraziamento cordialissimo» ha detto il premier. Lukashenko durante la conferenza stampa ha spiegato che si tratta di una «documentazione mai prima trasmessa all'Italia. Questo - ha aggiunto il presidente bielorusso - è solo una parte del materiale che abbiamo a nostra disposizione. Se l'Italia è interessata a approfondire l'argomento noi forniremo altri documenti».

ADOZIONI - Il presidente bielorusso ha anche ringraziato l'Italia per l'accoglienza data ai bambini di Chernobyl e ha fatto sapere di aver avuto «garanzie dal governo italiano e dalla Santa sede» sul tema delle adozioni internazionali. Berlusconi dal canto suo ha ringrazia la Bielorussia perché si sta adoperando per il «completamento di questi sogni d'amore»).




30 novembre 2009

Corriere della Sera

Possibile che non provi vergogna per quello che dice lui stesso.

sabato 28 novembre 2009

Ripensamento Lega

La replica di bossi: «Le idee del presidente della camera già bocciate dal suo partito»

«Inserire gli immigrati nella vita civile
è la nuova sfida dei Paesi europei»

Fini: «Estendere la cittadinanza». Intanto la Lega ritira l'emendamento sul tetto alla Cig per gli extracomunitari

Gianfranco Fini (Fotogramma)
Gianfranco Fini (Fotogramma)

ROMA - Gianfranco Fini rilancia sul tema dell'immigrazione, mentre la Lega ritira l'emendamento sul tetto alla cassa integrazione per gli extracomunitari. Il dibattito sul ruolo e i diritti degli stranieri nel nostro Paese mantiene alto il livello dello scontro politico. Il presidente della Camera, intervenendo al dibattito organizzato dalla Fondazione Farefuturo, ribadisce la sua posizione (che ha già provocato malumori all'interno della maggioranza). «L'inserimento degli stranieri nella vita civile dei Paesi europei è una delle nuove grandi sfide che la politica del XXI secolo ha il dovere di vincere - afferma Fini. - È la grande sfida dell'integrazione e deve essere vinta attraverso un programma di estensione della cittadinanza sociale e di quella politica». Secondo l'ex leader di An, «le democrazie europee devono suscitare sentimenti di appartenenza anche in coloro che vengono da Paesi lontani, facendoli partecipi attivamente e lealmente della vita collettiva, dei valori sociali, degli obiettivi di fondo della società». Insomma, ha proseguito Fini, «nell'epoca del multiculturalismo, la democrazia deve svolgere una grande opera di pedagogia civile e valorizzazione delle reti di solidarietà sociale». Anche perché, aggiunge, «oggi deve affermarsi l'idea che l'appartenenza alla nazione non discende solamente da un retroterra etnico, ma è anche il prodotto di una scelta individuale di un atto volontario d'amore verso il paese che sia scelto come propria patria».

BOSSI - La replica di Umberto Bossi alle parole di Fini arriva a stretto giro di posta. «Gianfranco sostiene le sue idee, che però sono bocciate dal suo partito, che ha detto che non darà mai un voto agli immigrati. Penso - continua il ministro per le Riforme - che nessun Paese darà il voto agli immigrati. Chi non è cittadino - sottolinea Bossi - non può votare. Punto e basta». A proposito dei malumori all'interno della maggioranza, il Senatùr è convinto che possano rientrare e che «Fini non va da nessuna parte, resta con noi»: «Non ci sarà alcuna crisi di Governo - assicura Bossi - e poi Fini ci vuole bene. Che cosa potrebbe fare senza di noi?».

EMENDAMENTO LEGA - Intanto, il deputato della Lega Nord Maurizio Fugatti ha deciso di ritirare l'emendamento alla finanziaria che prevedeva un tetto di sei mesi alla Cig per gli extracomunitari: «Resto convinto delle idee espresse riguardo all'emendamento sulla cassa integrazione agli extracomunitari. Vista però la contrarietà del Ministro del Welfare Sacconi, non è mia intenzione creare problemi alla maggioranza e quindi l'emendamento in questione sarà ritirato». La proposta aveva suscitato le critiche di tutti gli altri partiti politici. E anche l'Avvenire ha parlato di ipotesi «aberrante». Secondo il quotidiano dei vescovi, «di eccezione in eccezione, sul piano pratico, si rischia di smontare tutele e diritti. Fino a renderli nulli per tutti. Soprattutto, però, una tale proposta è espressione di quella mentalità che nel compagno di lavoro, come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un "qualcosa" diverso da sé. E non riconoscere nell’altro se stessi è l’aprirsi di un abisso nel quale tutto diventa possibile».


28 novembre 2009

Corriere della Sera

venerdì 27 novembre 2009

Una italia sempre più fuori dall'Europa




Con questo emendamento siaamo di diritto entrati nel terzo mondo.
Ma non quello dove si muore di fame, ma in quello dei diritti negati, del razzismo vero, della legge del più forte, della negazione dell'uguaglianza.

Finanziaria, proposta della Lega
"Solo 6 mesi di cig per gli stranieri"


ROMA - Cassa integrazione limitata per i cittadini extracomunitari che lavorano in Italia. La Lega apre un nuovo fronte di scontro e propone un emendamento che limita a sei mesi gli strumenti di sostegno al reddito. A farsi carico dell'annuncio è il deputato Maurizio Fugatti. Che spiega così l'uscita del Carroccio: "Le risorse sono quelle che sono e prima di tutto dobbiamo guardare ai cittadini italiani. Quindi diamo la cassa integrazione anche ai cittadini extracomunitari ma solo per sei mesi. Se non c'è lavoro per gli italiani, non c'è per nessuno. Prima dobbiamo pensare agli italiani".

Passano pochi minuti e le opposizioni si scatenano. "Quell'emendamento è palesemente incostituzionale e sono sicura che la presidenza della Camera lo dichiarerà inammissibile - taglia corto la capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali della Camera, Sesa Amici - Sono norme incivili e razziste del tutte prive di ogni fondamento e ragion d'essere''.

Ancor più duro il senatore democratico Paolo Nerozzi: "La proposta della Lega è una nuova forma di legge razziale nel mondo del lavoro". E l'accusa di razzismo torna anche nelle parole del capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi.

Ma anche nel governo c'è chi manifesta perplessità: "E' una provocazione, che sono certa non avrà alcun seguito in Parlamento" dice il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna. Il n.1 del Welfare Maurizio Sacconi ricorda come la Cig sia un diritto soggettivo di tutti i lavoratori. E il ministro della Difesa Ignazio La Russa chiude la questione: "Idea irragionevole e autolesionistica. Non è possibile fare queste discriminazioni".

Anche il sindacato fa sentire la sua voce: "Una iniziativa xenofoba e una vera e propria sciocchezza giuridica - dice la Cgil - Questi lavoratori pagano come tutti gli altri i contributi per accedere agli ammortizzatori sociali. Quindi si tratta di un emendamento improponibile a meno che la Lega non pensi che i lavoratori stranieri devono solo versare e difficilmente ricevere il corrispettivo di quanto versato. E' una esplicita istigazione al lavoro nero".

Critica anche la Cisl che, per bocca del segretario Raffele Bonanni bolla l'iniziativa: "I lavoratori immigrati regolari pagano i contributi e le tasse in italia e hanno diritti al pari di tutti i lavoratori italiani".

Sulla stessa lunghezza d'onda la Uil. Il segretario confederale Guglielmo Loy definisce la proposta leghista "inutile, cattiva e controproducente per lo stesso sistema delle imprese". Porre questo tetto, aggiunge, significherebbe "mettere a rischio la possibilità di utilizzare professionalità su cui si è investito e che alla fine dei sei mesi di cig verrebbero espulse dal sistema produttivo".

Parole a cui fa eco l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano: "Non solo si colpiscono i lavoratori oggettivamente più deboli ma si crea una condizione di rottura del rapporto di lavoro che spingerà inevitabilmente queste persone nel vicolo cieco della clandestinità e del lavoro nero".

(27 novembre 2009)

Fonte

Lorenzo

domenica 22 novembre 2009

Quando la chiesa fa politica



ASSISI - "La politica depoga le armi": l'appello, rivolto dalla Cei a maggioranza e opposizione nelle settimane scorse, viene rilanciato oggi dal seretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. "Lo sottoscrivo pienamente - ha detto da Assisi, rispondendo a una domanda dei giornalisti - e mi sembra che qualche segnale ci sia".

Ma Bertone - giunto nella cittadina umbra in occasione del decennale della riapertura della Basilica, dopo il terremoto del 1997 - ha parlato anche d'altro: dal nuovo caso Fini all'Abruzzo.

L'appello alla politica. "Bisognerebbe - ha spiegato il segretario di Stato con una battuta - che riprendessimo le teoria dell'insiemistica che ci insegnavano a scuola". Poi, parlando seriamente, ha osservato che "la ricostruzione di un tessuto della convivenza pacifica" è "un problema che riguarda tutti, anche i media". "Perché uniti - ha aggiunto - possiamo affrontare i gravi problemi socio-politici sul tappeto". Primo fra tutti, la crisi, la povertà, che richiedono da tutti "un impeto di solidarietà, di intelligenza creativa".

Il caso Fini. "Io le parolacce non le dico": così Bertone si è smarcato dalle domande dei giornalisti che gli chiedevano un commento sulle scintille scoppiate tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e la Lega, sul tema dell'immigrazione.

L'Abruzzo. Le parole del rappresentante del Vaticano, sotto forma di esortazione, sono suonate come una critica: "In Abruzzo ci sono state tante promesse, in occasione del G8 e anche di tanti incontri che abbiamo avuto in Vaticano. Bisogna che le promesse diventino realtà e non solo parole".
(22 novembre 2009) Tutti gli articoli di politica

Ho messo in rosso le parole che io ritengo chiave quando si dice che la chiesa fa politica.
E' un esempio lampante di ingerenza nella politica italiana, specialmente quel "... possiamo....
significa NOI E VOI.

Ma nessun intellettuale o libero giornalista ( pochi) se ne accorge???


Lorenzo

giovedì 19 novembre 2009

FIOM E CGIL verso la manifestazione nazionale

Quello che sta succedendo in questi giorni in Italia, visto che nessun TG ne parla



di Anna Maria Bruni

Proseguono le mobilitazioni contro il contratto separato nelle aziende metalmeccaniche.

Le lotte contro i licenziamenti.

Il Direttivo nazionale annuncia le date del Congresso, dal 5 all’8 maggio a Rimini

ROMA - Continua la settimana di scioperi e mobilitazioni dei metalmeccanici Fiom contro il contratto separato, che sfocerà nella manifestazione nazionale di sabato prossimo, 14 novembre, indetta dalla Cgil.

Cominciata con la manifestazione dei 10.000 a Bergamo venerdì scorso, dove lo sciopero ha registrato adesioni altissime in tutte le aziende della provincia, è proseguita ieri coinvolgendo le aziende del territorio romano, capitanata dall’Eutelia-Agile, l’azienda It in lotta da mesi per il pagamento degli stipendi pregressi e contro i licenziamenti, che solo a Roma coinvolgerebbero 1192 dipendenti su 2000. Con 4 ore di sciopero distribuite secondo i turni, le tute blu della provincia hanno dato vita ad una manifestazione intorno alla Tiburtina. Il corteo è partito alle 9 dall’azienda Vitrociset e si è concluso presso lo stabilimento Eutelia con un comizio tenuto dalla segretaria nazionale Laura Spezia.

Oggi gli scioperi proseguiranno nel modenese e nel reggiano, con un concentramento ai cancelli della Lombardini per dare vita a un corteo che coinvolgerà altre fabbriche della zona. Sciopero di 2 ore anche per le aziende metalmeccaniche della Val di Sangro indetto dalla Fiom di Chieti, e 2 ore anche a Napoli, con concentramento davanti ai cancelli della Dresser. Inoltre lo stabilimento Fiat di Arese ha organizzato per oggi una manifestazione che confluirà in presidio sotto la Regione Lombardia, per “esigere risposte”, dice la segretaria Fiom di Milano Maria Sciancati, contro la chiusura dell’azienda annunciata da Marchionne.

Domani lo sciopero coinvolgerà altre aziende del modenese e del reggiano, la Brianza e tutta la provincia triestina, mentre giovedì 12 si sposterà nel milanese, in Toscana, Liguria e Sicilia.

In particolare in Toscana, gli operai della Piaggio di Pontedera, insieme a tutte le aziende dell’indotto, incroceranno le braccia dalla 8 alle 12 e formeranno un corteo composto da una colonna di auto sulla Firenze-Pisa-Livorno per essere ricevuti da amministratori e rappresentanti politici per protestare e spiegare le ragioni del no all'accordo separato firmato da Federmeccanica e da Fim Uilm e Ugl, che hanno rifiutato di indire un referendum per far votare i lavoratori.

I lavoratori della provincia fiorentina invece presidieranno il cuore di Firenze con lo slogan “Il Duomo è a passo d'uomo, ma la democrazia non è al passo con i lavoratori”. "I lavoratori metalmeccanici fiorentini si approprieranno per un giorno di Piazza Duomo - si legge nella nota - finalmente restituita alla città, per spiegare che in un paese dove si votano anche le veline ai lavoratori non viene permesso di votare il proprio contratto".

"Vogliamo che la democrazia – prosegue il comunicato - sia al passo con i lavoratori. Oggi nelle imprese metalmeccaniche, come in ogni posto di lavoro, i lavoratori sentono sulla propria pelle le conseguenze della crisi, in una quasi totale assenza di strumenti per fronteggiarla. La Fiom chiede a Federmeccanica il blocco dei licenziamenti a Fim e Uilm il referendum sull’accordo. In una fase di crisi come quella che stiamo vivendo i lavoratori non avevano bisogno di un contratto che non difende salario e occupazione".

Prosegue intanto il presidio nelle quattro piazze romane organizzato dalla Cgil. Arrivato al diciassettesimo giorno, questa settimana tornano in scena i lavoratori della Lombardia dove, da gennaio ad oggi, la Cassa integrazione ha subito un incremento pari al 495% e nello stesso periodo 40.000 lavoratori sono stati licenziati, con un aumento del 70% rispetto all'anno precedente. Tra le tante aziende in crisi presenti oggi in piazza la Parker ITR di Veniano, produttrice di tubazioni industriali, la Moto Guzzi di Mandela dell'Ario, storico marchio italiano di moto, la Lares, i cui lavoratori sono giunti al 10° mese di presidio della fabbrica, ma anche tante altre, come la Agile, coinvolta nella mobilitazione su tutto il territorio, la Dalmine e la CiErreCi. Tutte aziende con i lavoratori in Cassa integrazione, con provvedimenti di mobilità o l'imminente rischio di chiusura.

Il Direttivo nazionale della Cgil ha annunciato intanto le date del Congresso, che si terrà a Rimini dal 5 all’8 maggio. A chiusura dell’assise, questo pomeriggio, verranno presentati i due documenti che saranno discussi e votati nei prossimi mesi. Il documento di maggioranza, portato avanti dal segretario uscente Guglielmo Epifani, che si ricandida alla guida, e quello ‘trasversale’, firmato dal segretario dei bancari Domenico Moccia, portavoce della mozione, dalla segretaria confederale Nicoletta Rocchi, dal segretario generale Fiom Gianni Rinalidni e dal segretario nazionale Giorgio Cremaschi.

domenica 15 novembre 2009

Enzo Biagi

A due anni dalla scomparsa di Enzo Biagi giusto anche per ricordare chi abbiamo tuttora al governo